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Rassegna Stampa

8/10 “Il Quotidiano della Calabria (ed. Cosenza)

Gran finale con il tenore Grigolo

Già acclamato nelle principali regioni italiane, dopo quasi un mese di appuntamenti in nove grandi teatri tra Verona, Pavia, Bari, Bologna, Modena, Trieste, Livorno e Brescia, lo spettacolo “Italia. Un sogno”, protagonista il tenore Vittorio Grigolo, arriva sabato 8 ottobre al Teatro Rendano di Cosenza. Da “La donna è mobile” a “Una furtiva lagrima”, passando per “Vesti la giubba”, “Che gelida manina” e “Nessun dorma”: il tour – prodotto da City sound – è interamente dedicato al belcanto e alla grande musica italiana, con un cast di quattordici artisti tra cantanti e attori, l’ Orchestra Sinfonica di Asti e un coro ad accompagnare Grigolo in questa nuova grande produzione teatrale, tesa a ricostruire, mediante proiezioni visive e tecnologie avanzate, la storia del nostro Paese e delle sue bellezze.
Grigolo, in coppia con il soprano Mihaela Marcu, e diretto da Alberto Meoli, interpreterà 14 arie d’ opera ambientate in 14 diverse scene, ciascuna atta a evidenziare un momento storico italiano preciso. Un vero e proprio viaggio a ritroso nel tempo.

7/10 “Brescia Oggi

Grandi applausi per il sogno di Grigolo
L’ appuntamento odierno è «A cena con l’ orchestra»: a Puegnago del Garda una serata di beneficenza

Una storia d’ Italia in musica e, più precisamente, attraverso quella del melodramma che ha reso grande il nostro paese nel mondo. «Italia. Un sogno» andato in scena l’ altra sera al teatro Grande, col tenore Vittorio Grigòlo al centro, ma con tutta una serie di altri importanti presenze – attori, altri cantanti e uno sfondo di proiezioni animate di grande fascino – che ha visto in sala un pubblico numeroso e affascinato. Proposta originale, una scena per ogni brano: dal Rinascimento all’ Ottocento risorgimentale, dal triste periodo della seconda guerra mondiale fino ai giorni nostri in una serie di invenzioni curate dalla regia di John Pascoe.
L’ orchestra e il coro diretti da Alberto Meoli hanno proposto alcune della pagine più famose della storia del nostro melodramma: dal coro «Va’ pensiero» dal Nabucco verdiano al Brindisi dalla Traviata, da «La donna mobile» da Rigoletto a «E lucevan le stelle» da Tosca, e naturalmente quel «Nessun dorma» da Turandot per il quale Vittorio Grigòlo è stato a lungo applaudito. Accanto al notissimo tenore, il soprano Mihaela Marcu, anche lei molto apprezzata dal nostro pubblico.
Nel programma alcune pagine solo orchestrali, le versioni del Preludio della Traviata e quella dei Pini di Villa Borghese di Ottorino Respighi; ottimo il successo dell’ inconsueta proposta musicale.
E ricordiamo che in provincia è in programma un altro originale appuntamento: s’ intitola «A cena con l’ orchestra» e l’ orchestra è quella sinfonica di Hannover, protagonista dell’ appuntamento nella raffinata cornice di Osteria della Cantina Villa Pasini, a Puegnago del Garda, in collaborazione con l’ agenzia Spettakoli e col Margy Club di Brescia. È una serata all’ insegna della beneficenza e inizierà alle 20 con l’ orchestra di Hannover, un complesso di 55 elementi che proporrà nella prima parte suggestive colonne sonore di Ennio Morricone e il tango nuevo di Astor Piazzolla. Poi la cena e la seconda parte del concerto, con Massimo Turrini al violino solista ed Emanuela Facinoli al pianoforte. La prenotazione è obbligatoria, i biglietti per partecipare alla serata sono in vendita sul posto al prezzo di 60 euro; per informazioni e prenotazioni info@eventosrl.it, il numero verde 800 194062. È possibile ritirare i biglietti prenotati anche nella sede di fasolmusic.coop in viale Italia 26 a Brescia; l’ evento si svolgerà anche in caso di pioggia.

6/10 “Giornale di Brescia

«Italia, un sogno» il concerto lirico s’ imbeve di teatro

Mentre l’ orchestra suona il Preludio di «Un ballo in maschera» la scena teatrale, animata da gruppi di ragazze e ragazzi, mostra una spiaggia italiana, in pieno sole, ai nostri giorni. Tutti armati di smartphone, in un tripudio di scatti e di selfie. S’ intuisce che una coppia è in crisi e a un certo punto il protagonista dello spettacolo, dopo aver sofferto i pungoli della gelosia, si addormenta e sogna.
È l’ antefatto di «Italia, un sogno», l’ innovativo recital lirico in chiave teatrale ideato dal vulcanico tenore Vittorio Grigòlo.
Un’ occhiata preventiva al programma era sufficiente a evidenziare una sequela di pagine operistiche ultrapopolari: «Di quella pira», «La donna è mobile», «Nes sun dorma» e così via. Ma l’ impaginazione e la loro messa in scena erano davvero sorprendenti e non prive di forte suggestione.
Imprevedibile. Nell’ intento di rendere «un tributo alla tradizione dell’ opera attraverso la storia d’ Italia», ogni pezzo lirico veniva ambientato in luoghi e tempi imprevedibili, quasi riecheggiando alcuni vezzi dei registi d’ oggi.
Per esempio, il duca di Mantova del «Rigoletto» si trasformava in un decadente imperatore dell’ antica Roma, oppure il protagonista de «Il trovatore» vesti vai panni di un eroe risorgimentale. La carrellata storica toccava il Rinascimento, con la riproduzione della Rotonda palladiana, quindi il Settecento di Casanova, con un tocco di erotismo in laguna, poi l’ Ottocento delle insurrezioni patriottiche, con una scena mimata di icastica violenza, infine le vicende belliche del XX secolo. Ma il rischio di un’ iconografia da cartolina veniva bilanciato dall’ interessante composizione architettonica delle scene e dalle efficaci scelte del regista John Pascoe.
Con le generose interpretazioni di Vittorio Grigòlo (molto applaudito, fra l’ altro, nel «Lamento di Federico»), sostenuto da una valida compagnia di cantanti e attori, «Italia, un sogno» ha raggiunto lo scopo di rinnovare la vecchia formula del concerto lirico rendendola attraente anche per il pubblico dei non esperti e delle nuove generazioni.
Grande successo. Due bis, compreso, «’O sole mio».

5/10 “Giornale di Brescia

«Ho un maestro bresciano e finalmente sono al Grande»

Il tenore Vittorio Grigòlo stasera canta arie famose in uno spettacolo con forte impronta teatrale
Il Teatro Grande si accinge ad accogliere perla prima volta una delle voci liriche più affermate a livello internazionale: quella del tenore Vittorio Grigòlo. Andrà in scena stasera, mercoledì, alle 21, l’ innovativo spettacolo «Italia, un sogno» in cui il trentanovenne cantante aretino affronterà quattordici arie d’ opera ambientate in diversi momenti della storia nazionale. Non un semplice recital operistico, ma una più articolata produzione teatrale che coinvolge l’ Orchestra Verdi di Busseto diretta da Alberto Meoli, un cast di 14 artisti, un coro e tecnologie multimediali per la regia dell’ inglese John Pascoe. I biglietti ancora disponibili sono in vendita a un prezzo compreso tra i 15 e i 45 euro.
«Nell’ ideare questo spettacolo – dichiara Vittorio Gri gòlo – ho cercato di andare al di là della formula tradizionale del recital lirico per sviluppare un discorso teatrale che ci conduce quasi alle soglie di un musical. Le celebri arie d’ opera in programma sono calate in una situazione dei nostri giorni, tra le mille difficoltà che s’ incontrano nella vita di coppia. Come protagonista della pièce mi addormento e nel sogno ripercorro diversi momenti -chiave della storia d’ Italia, dall’ antica Roma al Rinascimento, dai moti risorgimentali al Novecento. L’ intento è quello di proporre uno spettacolo moderno e coinvolgente, rivolto anche a un pubblico giovane, in modo che la musica legata al nostro passato venga rivissuta in chiave attuale».

Che cosa ascolteremo, stasera, in particolare?
Pagine di Verdi, Puccini, Rossini, Donizetti, Leoncavallo e molti altri. Citando alla rinfusa: «Questa o quella», «Una furtiva lagrima», «Vesti la giubba», «Nessun dorma», «Che gelida manina»….

È vero che ha studiato con un cantante bresciano?
Certamente: si tratta di Danilo Rigosa, un maestro eccezionale, che mi ha seguito anche quest’ anno, per esempio nella produzione del «Werther» al Covent Garden di Londra. Ma nonostante l’ origine bresciana del mio maestro non ho mai avuto occasione di cantare al Teatro Grande.
Dicono che in America Lei si sia dedicato anche alla composizione attirando l’ attenzione di Hillary Clinton…
In realtà pensavo di affidarle un mio pezzo per la sua campagna elettorale, ma il comitato mi ha fatto sapere che la musica doveva essere scritta da un americano.

Come reagisce quando i giornalisti scrivono che Lei sembra un attore?
Lo considero un complimento. Se pensano che un cantante d’ opera non debba avere i requisiti di un attore, si sbagliano di grosso perché il canto lirico è un «recitar cantando». E il recitare viene prima del cantare. Spesso anche le difficoltà tecniche del canto si possono risolvere proprio pensando al personaggio che s’ interpreta.

5/10 “Brescia Oggi

«Italia. Un sogno» in nome del belcanto

Il tenore interpreterà 14arie d’ opera, ognuna legata a un momento della storia del Paese
S’intitola «Italia. Un sogno» lo spettacolo delle 21 al Teatro Grande dedicato al belcanto e alla musica italiana: 14 tra cantanti e attori, l’ Orchestra e il Coro Verdi di Busseto diretti da Alberto Meoli accompagneranno il tenore Vittorio Grigòlo in una produzione teatrale che ricostruisce, attraverso proiezioni e tecnologie avanzate, la storia e le bellezze del nostro Paese. Vittorio Grigòlo interpreterà 14 arie d’ opera, ognuna ambientata in una scena legata a un preciso momento della storia italiana.
È UN VIAGGIO a ritroso nel tempo che passa dal Rinascimento alle due guerre mondiali, dalla ricostruzione dopo le devastazioni della guerra alla «dolce vita» immortalata da Fellini; e tutto attraverso una musica capace di evocare l’ arte e il cinema, il mondo della moda e quello dei motori, gli ambiti che hanno reso grande l’ Italia in tutto il mondo.
Non solo un recital di arie d’ opera ma un vero spettacolo, che ripropone la musica del passato rivisitandola in una chiave nuova. La regìa e le scene sono firmate dal regista e scenografo inglese John Pascoe, scelto espressamente da Vittorio Grigòlo che già aveva collaborato molte volte con il regista inglese, con cui ha instaurato un rapporto di grande amicizia.
Proprio in questi giorni Sony Classical ha pubblicato il cd legato allo spettacolo, che dà già l’ idea di ciò che il pubblico bresciano ascolterà: fra i due brani che iniziano e terminano il programma, «Caruso» di Dalla e «’O paese d’ o sole» di D’ Annibale, la «Mattinata» di Leoncavallo e «Una furtiva lagrima» dall’ Elisir d’ amore di Donizetti, «La donna è mobile» dal Rigoletto verdiano, «E lucevan le stelle» dalla Tosca di Puccini e «Di quella pira» dal Trovatore di Verdi fino al «Nessun dorma» dalla Turandot.
Il tenore Grigòlo, aretino d’ origine, a 13 anni cantava al teatro dell’ Opera di Roma come pastorello in una Tosca di Puccini in cui cantava Luciano Pavarotti. A 18 debuttava come Don Narciso nel Turco in Italia alla Kammer Oper di Vienna, a 23 è stato il più giovane tenore a cantare al Teatro alla Scala di Milano. E qui, nel 2012, ha ricoperto ben due ruoli in due mesi, come Rodolfo nella Bohème e come Duca di Mantova nel Rigoletto; ha interpretato quest’ ultimo ruolo anche nel film televisivo «Rigoletto a Mantova» prodotto dalla Rai, insieme a Plácido Domingo.
I biglietti per lo spettacolo di stasera sono in vendita al botteghino del Grande in corso Zanardelli.

5/10 “La Provincia di Cosenza

Teatro Rendano, Grigòlo in concerto

COSENZA – Sabato 8 ottobre alle ore 21,00 uno spettacolo che ripercorre la storia d’ Italia e le sue icone. Dal Rinascimento alle due Guerre Mondiali, dalla ricostruzione fino all’ atmosfera della stagione della “Dolce Vita”, un percorso a ritroso nel tempo raccontato dalla voce e dal talento del tenore italiano Vittorio Grigòlo, accompagnato dalla soprano Mihaela Marcu e dall’ Orchestra Sinfonica di Asti.
Si tratta dello spettacolo “Italia. Un sogno” che ha iniziato il suo viaggio tra i teatri italiani lo scorso 10 settembre e che approda per la prima volta sul palco del Rendano di Cosenza il prossimo sabato 8 ottobre 2016 alle 21,00; un evento di rilevanza internazionale, assolutamente da non perdere.
Quattordici arie d’ opera interpretate da altrettanti cantati e attori coordinati sapientemente dal regista e scenografo inglese John Pascoe, che con maestria ha saputo mettere in piedi uno spettacolo coinvolgente, che rivoluziona il linguaggio dell’ Opera e ripropone in chiave attuale significa tivi eventi storici.
Una sinergia che ha già registrato il tutto esaurito in diverse regioni d’ Italia e che impreziosisce il cartellone del teatro di piazza XV Marzo, oltre ad arricchire l’ offerta culturale della cittadina dei Bruzi.
Non poteva essere altrimenti. Il carisma, la vocalità e la presenza scenica di Grigòlo, il giovane tenore diventato famoso a soli 23 anni, quando debuttò per la prima volta alla Scala di Milano, contribuiscono al successo di questo intenso viaggio tra le grandi icone italiane, come l’ arte, la musica, il cinema, la moda, che hanno reso il nostro Paese unico al mondo.
Lo spettacolo, inserito nel tour mondiale dell’ erede di Pavarotti, che lo vedrà esibirsi sui palcoscenici più importanti del mondo, come quelli del Metropolitan di New York e del The Royal Opera di Londra, è una vera e propria ricostruzione del passato italiano: il talento degli artisti scelti per interpretarlo, le scenografie e le proiezioni visive ricompongono il puzzle sfaccettato della nostra storia, per una riflessione profonda sull’ attualità e gli eventi odierni.

2/10 “Gazzetta del Sud (ed.Cosenza)

L’ erede di Pavarotti al “Rendano” canta l’ Italia
Lo accompagneranno la soprano Marcu e l’ orchestra di Asti

Vittorio Grigòlo per la prima volta al teatro Rendano di Cosenza per cantare l’ Italia, che è un sogno. Sabato 8 ottobre alle 21 uno spettacolo che ripercorre la storia d’ Italia e le sue icone.
Dal Rinascimento alle due Guerre Mondiali, dalla ricostruzione fino all’ atmosfera della stagione della “Dolce Vita”, un percorso a ritroso nel tempo raccontato dalla voce e dal talento del tenore italiano Vittorio Grigòlo, accompagnato dalla soprano Mihaela Marcu e dall’ Orchestra Sinfonica di Asti.
Si tratta dello spettacolo “Italia. Un sogno” che ha iniziato il suo viaggio tra i teatri italiani lo scorso 10 settembre e che approda, appunto, per la prima volta sul palco del Rendano di Cosenza il prossimo sabato 8 ottobre alle 21; un evento di rilevanza internazionale, assolutamente da non perdere.
Quattordici arie d’ opera interpretate da altrettanti cantati e attori coordinati sapientemente dal regista e scenografo inglese John Pascoe, che con maestria ha sa puto mettere in piedi uno spettacolo coinvolgente, che rivoluziona il linguaggio dell’ Opera e ripropone in chiave attuale significativi eventi storici. Una sinergia che ha già registrato il tutto esaurito in diverse regioni d’ Italia e che impreziosisce il cartellone del teatro di piazza XV Marzo, oltre ad arricchire l’ offerta culturale della cittadina dei Bruzi.
Non poteva essere altrimenti. Il carisma, la vocalità e la presenza scenica di Grigòlo, il giovane tenore diventato famoso a soli 23 anni, quando debuttò per la prima volta alla Scala di Milano, contribuiscono al suc cesso di questo intenso viaggio tra le grandi icone italiane, come l’ arte, la musica, il cinema, la moda, che hanno reso il nostro Paese unico al mondo.
Lo spettacolo, inserito nel tour mondiale dell’ erede di Pavarotti, che lo vedrà esibirsi sui palcoscenici più importanti del mondo, come quelli del Metropolitan di New York e il The Royal Opera di Londra, è una vera e propria ricostruzione del passato italiano: il talento degli artisti scelti per interpretarlo, le scenografie e le proiezioni visive ricompongono il puzzle sfaccettato della nostra storia, per una riflessione profonda sull’ attualità e gli eventi odierni. Non resta, dunque, che organizzarsi in fretta per avere un posto in prima fila, sabato prossimo, al “Rendano”

1/10 “La Nazione

«Italia, un sogno» La «pop-opera» di Vittorio Grigolo

CHIAMATELA «pop-opera», il giusto mix tra un’ opera e un musical. Si chiama «Italia, un sogno» lo spettacolo in scena stasera al Teatro Goldoni che vede come protagonista il grande tenore Vittorio Grigolo, che torna nella sua Toscana per una «dedica» al belcanto e alla grande musica italiana. Sentiremo così arie famose, da «La donna è mobile» a «Una furtiva lagrima», passando per «Vesti la giubba», «Che gelida manina» e «Nessun dorma». Un cast di quattordici artisti tra cantanti e attori, l’ Orchestra Sinfonica di Asti e un coro ad accompagnare Grigolo in questa nuova grande produzione teatrale, tesa a ricostruire, mediante proiezioni visive e tecnologie avanzate, la storia del nostro Paese e delle sue bellezze. Grigolo, in coppia con il soprano Mihaela Marcu, e diretto da Alberto Meoli, interpreterà 14 arie d’ opera ambientate in 14 diverse scene, ciascuna atta a evidenziare un momento storico italiano preciso.
Un vero e proprio viaggio a ritroso nel tempo, passando dal Rinascimento alle due guerre mondiali, dalla ricostruzione dopo le devastazioni belliche alla «dolce vita», attraverso il delinearsi delle grandi icone che hanno reso il nostro Paese unico nel mondo, come l’ arte, la musica, il cinema, la moda e i motori. Non un semplice recital di arie d’ opera, ma uno spettacolo moderno e coinvolgente, che ripropone questa musica legata al nostro passato rivisitandola in una chiave nuova e attuale.
«QUESTO spettacolo – ci spiega Vittorio Grigolo – vuole essere una mia risposta ai concerti dei Pink Floyd. Si tratta infatti di una via di mezza tra l’ opera lirica e il musical, perché l’ intento è quello di avvicinare anche i giovanissimi al linguaggio della lirica, che non è dimenticato. So che il nuovo spaventa, ma bisogna avere coraggio di proporre queste cose. Oltretutto questa è la storia d’ Italia che si intreccia con la storia di due giovani ragazzi, quindi ha anche una valenza educativa».
Per Grigolo, che si esibisce nei più importanti teatri del mondo, questa è la prima volta a Livorno.
«È vero, ma io considero la Toscana una sola grande città e una tappa del tour dovevo farla qui. Poi sarò impegnato a New York, Parigi, Londra e Vienna, ma, come mi insegnate voi livornesi, bisogna andare a pescare più lontano quando c’ è poco pesce sotto costa.
Spero di dare la possibilità, a chi non mi conosce, di venire a vedermi». La presenza scenica, il modo di vivere il palcoscenico, il vasto repertorio operistico combinati al carisma e a una vocalità duttile, piena, rotonda ma soprattutto solare, fanno di Vittorio Grigolo il tenore italiano più richiesto e acclamato oggi al mondo.
Igor Vanni.

30/9 “Il Tirreno

Fascino e voce per la storia d’ Italia del tenore Grigolo al Goldoni

LIVORNO Il tenore Vittorio Grigolo protagonista delo spettacolo “Italia, un sogno”, un tributo alla tradizione dell’ Opera attraverso la storia d’ Italia. In tour nei teatri il tenore sarà a Livorno, al teatro Goldoni, domani alle ore 21(prevendite disponibili su Vivaticket)- Da “La donna è mobile” a “Una furtiva lagrima”, passando per “Vesti la giubba”, “Che gelida manina” e “Nessun dorma”: è interamente dedicato al belcanto e alla grande musica italiana “Italia. Un sogno”, il prossimo tour, prodotto da City Sound, del tenore Vittorio Grigolo, con quasi un mese di appuntamenti, dal 10 settembre all’ 8 ottobre 2016 tra Verona, Pavia, Bari, Bologna, Modena, Trieste, Livorno, Brescia e Cosenza.
Un cast di quattordici artisti tra cantanti e attori, l’ Orchestra Sinfonica di Asti e un coro ad accompagnare Grigolo in questa nuova grande produzione teatrale, tesa a ricostruire, mediante proiezioni visive e tecnologie avanzate, la storia del nostro Paese e delle sue bellezze.
Grigolo, in coppia con il soprano Mihaela Marcu, e diretto da Alberto Meoli, interpreterà 14 arie d’ opera ambientate in 14 diverse scene, ciascuna atta a evidenziare un momento storico italiano preciso. Un vero e proprio viaggio a ritroso nel tempo, passando dal Rinascimento alle due guerre mondiali, dalla ricostruzione dopo le devastazioni belliche alla “dolce vita”, attraverso il delinearsi delle grandi icone che hanno reso il nostro Paese unico nel mondo, come l’ arte, la musica, il cinema, la moda e i motori. La sartoria Brancato di Milano si occuperà degli oltre 200 costumi di scena.
Non un semplice recital di arie d’ opera, ma uno spettacolo moderno e coinvolgente, che ripropone questa musica legata al nostro passato rivisitandola in una chiave nuova e attuale.
Una serata che intende rivoluzionare il linguaggio dell’ opera, portandolo al confine con la generazione moderna e rendendo possibile una continuità di linguaggio musicale che abbracci tutto il nostro patrimonio artistico nelle diverse epoche e forme.
La presenza scenica, il modo di vivere il palcoscenico, il vasto repertorio operistico italiano e francese combinati al carisma e a una vocalità duttile, piena, rotonda ma soprattutto solare, fanno di Vittorio Grigolo il tenore italiano più richiesto e acclamato oggi al mondo. Ospite regolare dei più prestigiosi teatri d’ opera, dal Teatro alla Scala – dove debutta a soli ventitré anni – alla Royal Opera House di Londra, dal Metropolitan Opera di New York all’ Opera di Roma, ha cantato con direttori come Riccardo Chailly, Lorin Maazel, Zubin Mehta, Riccardo Muti, Myung-Whun Chung, Gustavo Dudamel e Antonio Pappano.
Grigolo è stato recentemente insignito a Washington del premio “Distinguished Leadership Award”, consegnato per la prima volta a un italiano da parte dell’ Atlantic Council.

30/9 “Il Dispaccio

Cosenza, Vittorio Grigòlo per la prima volta al teatro “Rendano” per cantare l’ Italia

Dal Rinascimento alle due Guerre Mondiali, dalla ricostruzione fino all’ atmosfera della stagione della “Dolce Vita”, un percorso a ritroso nel tempo raccontato dalla voce e dal talento del tenore italiano Vittorio Grigòlo, accompagnato dalla soprano Mihaela Marcu e dall’ Orchestra Sinfonica di Asti. Si tratta dello spettacolo “Italia. Un sogno” che ha iniziato il suo viaggio tra i teatri italiani lo scorso 10 settembre e che approda per la prima volta sul palco del Rendano di Cosenza il prossimo sabato 8 ottobre 2016 alle 21,00; un evento di rilevanza internazionale, assolutamente da non perdere. Quattordici arie d’ opera interpretate da altrettanti cantati e attori coordinati sapientemente dal regista e scenografo inglese John Pascoe, che con maestria ha saputo mettere in piedi uno spettacolo coinvolgente, che rivoluziona il linguaggio dell’ Opera e ripropone in chiave attuale significativi eventi storici. Una sinergia che ha già registrato il tutto esaurito in diverse regioni d’ Italia e che impreziosisce il cartellone del teatro di piazza XV Marzo, oltre ad arricchire l’ offerta culturale della cittadina dei Bruzi. Non poteva essere altrimenti. Il carisma, la vocalità e la presenza scenica di Grigòlo, il giovane tenore diventato famoso a soli 23 anni, quando debuttò per la prima volta alla Scala di Milano, contribuiscono al successo di questo intenso viaggio tra le grandi icone italiane, come l’ arte, la musica, il cinema, la moda, che hanno reso il nostro Paese unico al mondo. Lo spettacolo, inserito nel tour mondiale dell’ erede di Pavarotti, che lo vedrà esibirsi sui palcoscenici più importanti del mondo, come quelli del Metropolitan di New York e del The Royal Opera di Londra, è una vera e propria ricostruzione del passato italiano: il talento degli artisti scelti per interpretarlo, le scenografie e le proiezioni visive ricompongono il puzzle sfaccettato della nostra storia, per una riflessione profonda sull’ attualità e gli eventi odierni.

28/9 “Il Tirreno

Vittorio Grigolo, il tenore che chiama i giovani all’ opera
Sabato a Livorno l’ unica data toscana del suo tour dopo i successi all’ estero «Faccio uno spettacolo per coloro che non entrerebbero mai in un teatro»

“Nessun dorma”, la celebre romanza della Turandot di Giacomo Puccini, emoziona sempre tutti. Più difficile è andare oltre, riuscire cioè a portare di nuovo nei teatri il grande pubblico e soprattutto i giovani.
Vittorio Grigolo con il tour “Italia. Un sogno”, un recital con proiezioni tridimensionali, strizza l’occhio ai giovani per dimostrare che «l’opera, così come il recital, non sono morti». Anzi, il progetto del tenore sta avendo un ottimo successo di critica e di pubblico. Il format scelto unisce dunque classico, tradizione a modernità. È proprio un grande apparato di proiezioni tridimensionali a sostenere quattordici arie italiane, tra le più celebri, calate nel loro contesto storico. Da “La donna è mobile” a “Una furtiva lagrima”, passando per “Vesti la giubba”, “Che gelida manina” e “Nessun dorma”. E il primo ottobre, unica data in Toscana, l’appuntamento con la grande lirica approda a Livorno. Un cast di quattordici artisti tra cantanti e attori, l’Orchestra Sinfonica di Asti e un coro accompagnano Grigolo in questa nuova grande produzione teatrale, tesa a ricostruire, mediante proiezioni visive e tecnologie avanzate, la storia del nostro Paese e delle sue bellezze. Grigolo canta in coppia con la soprano Mihaela Marcu, e sarà diretto da Alberto Meoli. «Sarà un vero e proprio viaggio a ritroso nel tempo, passando dal Rinascimento alle due guerre mondiali, dalla ricostruzione dopo le devastazioni belliche alla “dolce vita”, attraverso il delinearsi delle grandi icone che hanno reso il nostro Paese unico nel mondo, come l’arte, la musica, il cinema, la moda e i motori», spiega il tenore che probabilmente tornerà in Toscana in primavera.
«Per catturare quelle persone che non varcherebbero mai la soglia di un teatro incuriosite dall’opera abbiamo pensato di rivoluzionare il linguaggio della lirica, portandolo al confine con la generazione moderna e rendendo possibile una continuità di linguaggio musicale che abbracci tutto il nostro patrimonio artistico nelle diverse epoche e forme», afferma Grigolo. «Noi abbiamo creato un recital (il progetto è stato presentato anche al ministro dei beni culturali Dario Franceschini) che si snoda all’interno di una storia e con un accostamento di arti: dalla recitazione, alla danza, al canto, proprio per permettere a tutti di avvicinarsi alla lirica.
Nella mia intenzione le arie creano un interesse che spinge gli spettatori a tornare a casa con la voglia di ascoltarne altre, di cercare il resto delle opere. Spero che questo spettacolo venga proposto nelle scuole e all’estero».
Il modo di vivere il palcoscenico, il vasto repertorio operistico italiano e francese, insieme al carisma del personaggio, fanno di Vittorio Grigolo, secondo la critica, il tenore italiano più richiesto e acclamato oggi al mondo. È chiamato a cantare nei più prestigiosi teatri d’opera, dalla Scala alla Royal Opera House di Londra, dal Metropolitan di New York all’Opera di Roma, ha cantato con direttori come Riccardo Chailly, Lorin Maazel, Zubin Mehta, Riccardo Muti, Myung-Whun Chung, Gustavo Dudamel e Antonio Pappano. Grigolo è stato recentemente insignito a Washington del Distinguished Leadership Award, consegnato per la prima volta a un italiano da parte dell’Atlantic Council.
Un’occasione da non perdere quella di sabato primo ottobre al Teatro Goldoni di Livorno. Dopo il tour italiano Grigolo si esibirà con varie opere alla Royal Opera House di Londra e al Metropolitan Opera di New York. Prevendite per lo spettacolo di sabato a Livorno (prodotto da City Sound) su Vivaticket.

24/9 “Gazzetta di Modena

Italia, un sogno La voce di Grigolo per un aiuto all’Ail
MODENA Da “La donna è mobile” a “Una furtiva lagrima”, passando per “Vesti la giubba”, “Che gelida manina” e “Nessun dorma”: è interamente dedicato al belcanto e alla grande musica italianaItalia. Un sogno“, il tour del tenore Vittorio Grigolo che fa tappa stasera, alle 21, al Teatro Comunale Pavarotti. E proprio la Fondazione che porta il nome del grande Maestro modenese e lo stesso Grigolo hanno deciso di sostenere con una donazione la sezione modenese di Ail dedicata a Big Luciano che contribuì alla sua realizzazione. Vittorio Grigolo,?l’ ultimo allievo cui Pavarotti diede lezioni e consigli prima di mancare, è infatti desideroso di onorare la memoria di chi per primo credette in lui.Grigolo incontrò per la prima volta Pavarotti quando aveva solo 13 anni. Il giovane era stato scelto per eseguire il ruolo del pastorello nella Tosca di Puccini accanto a Pavarotti all’ Opera di Roma.
Racconta Grigolo: «Questo fu un sogno diventato realtà, poter condividere il palcoscenico con Luciano, ma soprattutto è stata una scoperta perché lui in quei momenti è stato con me un mentore. Nonostante i suoi impegni lui mi aspettava ogni sera fuori dal palcoscenico per darmi dei consigli. Ancora oggi porto con me una dedica che allora mi fece, dove mi scrisse su un libro “Vittorio, se studi e fai quello che devi diventerai primo. Un caro ricordo Luciano Pavarotti”. Una dedica meravigliosa che è quella che mi ha dato la forza per studiare e continuare a cantare».
Il cast dello spettacolo è composto da quattordici artisti tra cantanti e attori, dall’ Orchestra Sinfonica di Asti e dal coro.Grigolo, in coppia con il soprano Mihaela Marcu, e diretto da Alberto Meoli, interpreterà 14 arie d’ opera ambientate in 14 diverse scene, ciascuna atta a evidenziare un momento storico italiano preciso.
Un vero e proprio viaggio a ritroso nel tempo, passando dal Rinascimento alle due guerre mondiali, dalla ricostruzione dopo le devastazioni belliche alla “dolce vita”, attraverso il delinearsi delle grandi icone che hanno reso il nostro Paese unico nel mondo, come l’ arte, la musica, il cinema, la moda e i motori. La sartoria Brancato di Milano si occupa degli oltre 200 costumi di scena.

24/9 “Resto del Carlino (ed.Modena)

Il ‘sognoitaliano di Grigòlo: «Ecco il mio musical lirico»
Il tenore stasera al teatro intitolato a Pavarotti: «Un mito per me»
di ANDREA SPINELLI L’ ESPERIMENTO ricorda un po’ «Aria», il film diretto una trentina d’ anni fa da dieci registi, per dare una veste non convenzionale alla magia dell’ opera. Pure Italia: Un sogno, la produzione lirica che Vittorio Grigòlo deposita stasera tra i velluti del Comunale di Modena, forza i confini del melodramma abbinando 14 classici del repertorio italiano ad altrettanti momenti di storia patria – dall’ Antica Roma alla Dolce Vita – per scartare di lato la tradizione e trasformarsi in una mirabolante festa del belcanto con proiezioni tridimensionali, mimi, coristi e voci importanti (a cominciare dal soprano rumeno Mihaela Marcu). Tutto con il sostegno dell’ Orchestra Sinfonica di Asti diretta da Alberto Meoli e la regia dell’ inglese John Pascoe, molto apprezzato per i suoi lavori con Domingo. Un inno all’ Italia e all’ arte dei Verdi, Rossini, Respighi, Cilea, Leoncavallo, Puccini, per cui Grigòlo usa lo slancio patriottico del Manzoni di «Marzo 1821».
Per questo spettacolo vale la definizione «musical lirico»? «L’ opera non è morta, ma ha bisogno d’ individuare nuove strade, di trovare nuovi linguaggi, per diffonderne i contenuti. Questo format ha una natura pedagogica che mi piacerebbe esporre pure al ministro Franceschini per portarlo nelle scuole.
Gli stranieri osannano la nostra musica al pari della cucina, del design, della moda, delle auto, mentre noi no. Anzi, siamo portati ad esaltare anche assolute mediocrità, purché estere, e a relegare in un angolo gli esponenti della nostra cultura, che così debbono andare con la valigia oltre oceano a faticare per poi tornare indietro grandi e celebrati come accadde a Caruso prima di essere acclamato a Napoli».
E’ vero che non nascono più le grandi voci di un tempo? «Di belle voci in Italia ce ne sono, ma forse non ci si crede come si dovrebbe. Durante una master class a Los Angeles mi è stato chiesto perché il nostro paese produce soprani, baritoni, bassi, ma pochi tenori. E ho risposto: perché quella del tenore è la voce più difficile. La più costruita del repertorio. Anche se, ascoltando la solarità di Pavarotti tutto può sembrare facilissimo. E’ vero, a volte mancano un po’ di carisma, ma le nostre belle voci italiane sono un patrimonio da tutelare».
E invece? «A volte le uccidiamo prima che possano mettersi in mostra e in questo caso la responsabilità non è degli insegnanti, ma dei teatri, degli agenti, che spingono troppo presto certe giovani voci verso un repertorio troppo impegnativo. Perché la voce di un cantante è come una farfalla che, se appesantita troppo, non riuscirà ad alzarsi in volo né ora né mai.
Bisogna pure avere fortuna con i maestri. «A me è andata bene. Il mio si chiama Danilo Rigosa ed è lo stesso da quando avevo sedici anni».
A novembre sarà impegnato ne «Les Contes d’ Hoffmann» alla Royal Opera House e poi a gennaio l’ attende «Roméo et Juliette» al Metropolitan di New York. «Frattanto vorrei dare alle stampe un disco lirico già pensando, però, ad un nuovo progetto crossover per tentare nuovamente la via del pop.
Se ci fosse ancora Lucio (Dalla – ndr), chiederei un pezzo a lui; penso a qualcosa come ‘Amore disperato’, brano della sua ‘Tosca’ rimasto, nonostante l’ interpretazione di Mina, al di sotto dell’ attenzione che e meritava».
A proposito di «Tosca», nella stagione 2018-19 è atteso con quella di Puccini al Covent Garden. «E’ un grandissimo traguardo visto che nel ’90 per me tutto è nato proprio con quell’ opera in cui interpretavo il pastorello accanto al mito Pavarotti. E poi, rimanendo sempre nell’ orbita del Maestro, interpreterò ‘Un ballo in maschera’ che era la sua opera preferita».
Il Tenorissimo rimane una costante della sua carriera. Torna a Modena un anno dopo l’ omaggio in Piazza Grande. «Ricordo ancora il nostro ultimo incontro. Uscendo dalla sua casa a Pesaro per volare in America, Pavarotti mi disse: ‘Ciccio ricorda che sei il mio campionissimo. Un ‘signor’ tenore. E di ‘signor’ tenori in giro non ce ne sono. Vai a prenderti il tuo successo e torna che facciamo un album insieme’. Ma purtroppo il destino ha poi disposto diversamente».

24/9 “Resto del Carlino (ed.Modena)

Dall’ artista e dalla Fondazione una donazione all’ Ail di big Luciano

PROPRIO un anno fa, Vittorio Grigolo è stato protagonista del concerto dedicato a Luciano Pavarotti, nell’ anniversario della scomparsa, il 6 settembre in piazza Grande. E ora, in occasione del suo nuovo recital modenese, il tenore e la Fondazione Pavarotti hanno deciso di sostenere con una donazione la sezione modenese dell’ Ail (Associazione italiana leucemie) che big Luciano contribuì a creare e oggi porta il suo nome.Grigolo, l’ ultimo allievo a cui Pavarotti diede lezioni e consigli, è desideroso di onorare la memoria di chi per primo credette in lui: «Ancora oggi porto con me una dedica che allora mi fece, ‘Vittorio, se studi e fai quello che devi diventerai primo’…». Da parte sua, Nicoletta Mantovani, vedova del tenorissimo, sottolinea come sia vitale far conoscere l’ attività dell’ Ail, che da un lato è diretta verso i malati, per migliorare la qualità della vita attraverso l’ assistenza domiciliare, e dall’ altro promuove la ricerca in ambito ematologico.

22/9 “gazzettadimodena.it

“Italia, un sogno” La voce di Grigolo per un aiuto all’ Ail
MODENA. Da “La donna è mobile” a “Una furtiva lagrima”, passando per “Vesti la giubba”, “Che gelida manina” e “Nessun dorma”: è interamente dedicato al belcanto e alla grande musica italiana “Italia….

MODENA. Da “La donna è mobile” a “Una furtiva lagrima”, passando per “Vesti la giubba”, “Che gelida manina” e “Nessun dorma”: è interamente dedicato al belcanto e alla grande musica italiana “Italia. Un sogno“, il tour del tenore Vittorio Grigolo che fa tappa stasera, alle 21, al Teatro Comunale Pavarotti. E proprio la Fondazione che porta il nome del grande Maestro modenese e lo stesso Grigolo hanno deciso di sostenere con una donazione la sezione modenese di Ail dedicata a Big Luciano che contribuì alla sua realizzazione. Vittorio Grigolo,l’ ultimo allievo cui Pavarotti diede lezioni e consigli prima di mancare, è infatti desideroso di onorare la memoria di chi per primo credette in lui. Grigolo incontrò per la prima volta Pavarotti quando aveva solo 13 anni. Il giovane era stato scelto per eseguire il ruolo del pastorello nella Tosca di Puccini accanto a Pavarotti all’ Opera di Roma.Racconta Grigolo: «Questo fu un sogno diventato realtà, poter condividere il palcoscenico con Luciano, ma soprattutto è stata una scoperta perché lui in quei momenti è stato con me un mentore. Nonostante i suoi impegni lui mi aspettava ogni sera fuori dal palcoscenico per darmi dei consigli. Ancora oggi porto con me una dedica che allora mi fece, dove mi scrisse su un libro “Vittorio, se studi e fai quello che devi diventerai primo. Un caro ricordo Luciano Pavarotti”. Una dedica meravigliosa che è quella che mi ha dato la forza per studiare e continuare a cantare».Il cast dello spettacolo è composto da quattordici artisti tra cantanti e attori, dall’ Orchestra Sinfonica di Asti e dal coro. Grigolo, in coppia con il soprano Mihaela Marcu, e diretto da Alberto Meoli, interpreterà 14 arie d’ opera ambientate in 14 diverse scene, ciascuna atta a evidenziare un momento storico italiano preciso. Un vero e proprio viaggio a ritroso nel tempo, passando dal Rinascimento alle due guerre mondiali, dalla ricostruzione dopo le devastazioni belliche alla “dolce vita”, attraverso il delinearsi delle grandi icone che hanno reso il nostro Paese unico nel mondo, come l’ arte, la musica, il cinema, la moda e i motori. La sartoria Brancato di Milano si occupa degli oltre 200 costumi di scena.

22/9 “Classic Voice

Italia, datti le arie
Il nostro Paese in un recital con proiezioni tridimensionali. Una strada per portare nuovo pubblico all’Opera? E l’ambizioso format che Vittorio Grigolo ha pensato per coniugare conoscenza storica e patrimonio lirico. Un progetto proposto anche ai ministro Franceschini

A caccia di possibili definizioni che imbriglino il suo prossimo tour “Italia. Un sogno”, dal 10 settembre all’8 ottobre in nove teatri da Verona a Cosenza, Vittorio Grigolo non sconfina mai nel repertorio dei rottamatori. ‘Non è un anti-recital, il mio ” dice ‘Non voglio distruggere alcunché. Chiamatelo, se volete, recital aumentato”. Nelle forma, infatti, l’ultima idea del tenore ha proporzioni da kolossal: con lui, che già basterebbe per physique du ròle, s’accompagneranno quattordici tra cantanti e attori, poi l’orchestra, il coro, una regia (John Pascoe), e un apparato di proiezioni tridimensionali, a sostenere quattordici arie italiane, calate in altrettante scene di storia patria. Un entusiasmo bianco-rosso-verde che farebbe la gioia di qualsiasi enclave italica nel mondo. Ma Grigòlo (l’accento campeggia anche nel suo ultimo disco Sony “The Romantic Hero”) ha deciso di puntare dritto al suo Paese, sfruttando il mese d’anticamera che lo condurrà a novembre al Covent Garden (Les Contes d’Hoffmann) e poi, da San Silvestro al 28 gennaio, al Metropolitan con Diana Darnrau (Roméo et Juliette). E qui si svela l’ambizione collaterale del progetto: trasformare “Italia. Un sogno” in un format pedagogico a beneficio delle scuole. “Lo presentiamo anche al ministro dei Beni culturali Dario Franceschini”, racconta. “Vorrei che lo spettacolo si rivelasse uno strumento di conoscenza della musica e della storia per i ragazzi”. Il “vecchio” recital scricchiola, insomma?” Non esageriamo. Trovare varie vie di comunicazione diverse da quelle percorse sin qui non significa buttare via tutto. Bisogna prender coscienza del fatto che parlare una sola lingua non basta più. Così cerco nuove formule, dedicate a quel pubblico che crede che l’opera sia un arcaico sistema di segni. O che non la conosce affatto. Se non fossi stato sicuro della bontà di questa operazione non avrei nemmeno rischiato”. Ammetterà che esistono modi più semplici per cantare quattordici arie. “Vero, ma questa volta le arie non saranno isolate, bensì collegate e inserite in una narrazione. C’è,insomma, un percorso da seguire che io, assieme al regista John Pascoe che conobbi a Washington per una Lucrezia Borgia, ho individuato nella storia d’Italia: l’antica Roma, il Rinascimento, la Repubblica di Venezia, i moti carbonari, il Risorgimento, la proclamazione del Regno d’Italia, le due guerre mondiali, la dolce vita romana degli anni Sessanta. Mi chiederete: come si giustifica il passaggio da un’epoca all’altra? Siamo dentro un sogno, ma tutto parte da due veri ragazzi italiani”. Promessi sposi? “Due ragazzi d’oggi, fidanzati. Lui è Italo, e riceve un messaggio sul cellulare a tarda ora. Lei, ovviamente, s’insospettisce, equivoca il senso di un emoticon (gli stati d’animo nei” crittogrammi via sms, ndr), parte un litigio, s’innesta una terza figura di disturbo. Poi tutto si risolve, seppur con un dubbio lasciato in sospeso, dopo aver attraversato in sogno duemila anni di storia italiana”. Non si rischia, così, di decontestualizzare le vicende originali e di farle poi dimenticare? ‘Il rischio maggiore, in realtà, è che gran parte del pubblico potenziale dell’opera non varchi mai la soglia d’un teatro. E siccome io voglio catturare proprio quelle persone, ecco il motivo di questo recital aumentato e condito. Poi, permettetemi: viviamo un’epoca in cui i libretti sono stravolti da cima a fondo. Io prendo ‘La donna è mobile’ ‘Questa o quella’, ‘Una furtiva lagrima’, ‘Vesti la giubba’, ‘Che gelida manina’ e le salvo dall’oblio cui sarebbero condannate, almeno in un ampio segmento di pubblico. Quando un’azienda è in fallimento, si preserva la parte buona sperando che sopravviva, fondando una good company, come s’usa dire”. Vuol dirci che l’opera è in fallimento e il recital tradizionale è ormai una bad company? ‘No, non è così. Quando nei talent show si canta ‘Nessun dorma’ il pubblico s’alza in piedi commosso, perché riconosce la bellezza. Ma poi spesso si ferma lì, e non entra a teatro. L’opera non è morta, così come il recital. Tuttavia bisognerebbe sogna trovare nuove strade per diffonderne i contenuti. Quella che sto intraprendendo è una delle possibili forme e di comunicazione, non certo l’unica. Se nel pubblico di ‘Italia. Un sogno’ c’è un Verdi ragazzino che si incuriosisce, forse un giorno vorrà sentire ‘Vesti la giubba’ nella sua collocazione originale. Se succederà, avrò fatto centro”. E’ per questo motivo che proporrà l’idea a Franceschini? “Se ne sta occupando Citysound, la produzione. Sono sicuro che questo spettacolo possa diventare uno strumento per le scuole. Di fatto, per sua natura, lo è già. Ne stiamo studiando un possibile adattamento. L’idea di un format pedagogico mi entusiasma: è la prima volta che musica e storia procedono insieme. Colleghi e puristi come la prenderanno, a vederla dismettere i panni di Wether, appena diretto da Pappano a Londra, per iniziare questo tour? Se verrò criticato è un prezzo che pagherò volentieri. Intano sono moltissimi i teatri a cui ho dovuto dire di no per mancanza di tempo. Si rendono conto, evidentemente, che quest’idea può far entrare nelle loro sale i possibili abbonati del futuro, per ora invisibili. E poi mettiamola così: quando mi ricapita di cantare in un mese a Pavia, Bari, Bologna, Modena, Trieste, Livorno, Brescia, partendo da Verona e arrivando a Cosenza? Diffondere la musica in ogni angolo, non solo alla Scala (dove Grigolo ha debuttato a ventitré anni, nda), è un mio chiodo fisso. Fosse per me, che cantavo Elisir nelle pizzerie, mi esibirei anche all’aperto, nei piccoli borghi”. Lei ha cantato anche all’apertura dei Giochi Olimpici Speciali di Atene, cinque anni fa, correndo per decine di metri sul palco. L’assiste un gran fisico. “Non è vero che muoversi in scena fa perdere energia. Sfrutto i doni che ho: il body language è fondamentale. Non si può più aspettare le luci, gli applausi, rimanere immobili, cantare e basta. Occorre reinventarsi di continuo. Come faceva Pavarotti”. Nella sua seconda carriera, però. “Che fu geniale e che lo fece conoscere letteralmente a tutti. A trentanove anni posso ancora permettermi di non andare in coppia, di non fare duetti, di non legarmi ad altro repertorio che al mio. Faccio il mio mestiere, usando più linguaggi possibili, anche tecnologici. La musica non può solamente subire la modernità, com’è successo per anni nei film, che si fanno belli con Cavalleria rusticana e Un ballo in maschera. E’ venuto il momento di cavalcare anche telefonini e iPad. E magari farsi restituire qualcosa da loro”. Questo entusiasmo viene da una visione? Ha a che che fare con i suoi primi passi, mossi in Cappella Sistina? “Non credo sia quella la radice, ma l’ispirazione e la voglia di cambiamento devono esserci sempre. Chi me l’ha insegnato è stato anche Lucio Dalla, mio grande amico. Che mi diceva: ‘Vìttorino, Vittorino, come canti tu Caruso…”.

21/9 “la Repubblica (ed. Bologna)

Teatro Comunale. Sarà in ottobre al Covent Garden, nel frattempo porta in tournée uno spettacolo che evoca la storia d’ Italia. “Lo definirei un recital condito, capace di raggiungere anche chi non sa nulla di lirica”
LUCA BACCOLINI
Anche volendo provarci, era impossibile in questi giorni non incrociare il volto del tenore Vittorio Grigòlo, ubiqua presenza, sagomata persino nella forma dei camion pubblicitari, che stasera alle 21 appare al Teatro Comunale in carne, ossa e quattordici costumi diversi per dare vita allo spettacolo “Italia. Un sogno“, recital con proporzioni da kolossal per omaggiare il canto patrio e ispirare persino un format didattico da presentare al ministro dei beni culturali Dario Franceschini. Quattordici arie per altrettante scene, la storia d’ Italia raccontata attraverso “Una furtiva lagrima”, “Vesti la giubba”, “Questa o quella”, in un entusiasmo nazional popolare garantito da una voce che tra Londra e New York è da anni l’ icona tenorile italiana.

Maestro Grigòlo, tra un mese canterà al Covent Garden in “Les Contes d’ Hoffmann”. Perché buttarsi in una tournée in dieci teatri italiani (il 24 settembre sarà anche al Comunale di Modena) senza risparmiare energie?
«Coltivavo quest’ idea da tempo.
Non il recital tradizionale, in abito nero. No, volevo qualcosa di più, che restituisse la grandezza dell’ Italia, e soprattutto la sua storia».
Per farlo ha coinvolto un regista (John Pascoe), l’ orchestra sinfonica di Asti (diretta da Alberto Meoli), il soprano Mihaela Marcu, quattordici attori e la sartoria Brancato di Milano, con oltre 200 costumi in scena. Più che un recital, un grand-opéra.
«Lo definirei un recital condito. Che non significa buttare via le vecchie formule. Non sono un rottamatore, ma prendo coscienza del fatto che parlare una sola lingua non basta più. In questo spettacolo parlo sia agli amanti dell’ opera, sia a quelli che in un teatro non sono mai entrati. E che magari rischiano di non farlo».

C’ è un intento anche didattico?
«Credo che “Italia. Un sogno“, che sto portando nei teatri fino all’ 8 ottobre, sia un format ideale per la scuola: ci sono l’ antica Roma, il Rinascimento, la Serenessima, i moti carbonari, le due guerre mondiali. I momenti chiave della nostra storia cuciti attraverso le arie del nostro repertorio. Proporrò l’ idea al ministro Franceschini».

Come farà a legare un centurione romano a un fante in trincea sul Piave?
«Tutta la storia parte da un sogno.
La narrazione, in realtà, prende le mosse da due ragazzi d’ oggi che litigano per un sms mal interpretato, un emoticon, come si dice».

Non si rischia così di frammentare la già claudicante percezione del patrimonio liricoitaliano?
«Il pericolo maggiore, a parer mio, è che gran parte del pubblico non entri mai in contatto con Puccini o Verdi.
Se cantare in una formula nuova, con un linguaggio attuale, significa incuriosire qualcuno e portarlo un giorno a sentire le opere intere, avrò fatto centro e ilsogno sarà servito a qualcosa».

I colleghi come la prenderanno?
«Le critiche non mi fanno paura.
Per ora, ho dovuto dire no a moltissimi teatri per mancanza di tempo. Si stanno accorgendo che questo spettacolo può portare nuovo pubblico nelle loro sale. La sfida è quella, altrimenti l’ opera rimane un covo per eletti. E allora sì, una volta estinta, saranno dolori».
©RIPRODUZIONE RISERVATA IN SCENA Il tenoreVittorio Grigòlo in una scena del suo recital “Italia. Unsogno“, in cui ripercorre la storia d’ Italia attraverso le arie d’ opera.

21/9 “Resto del Carlino (ed. Bologna)

STASERA AL COMUNALE LA NUOVA PRODUZIONE CON LA REGIA DI JOHN PASCOE
Il ‘Sogno‘ di Vittorio Grigòlo per un melodramma 2.0
di ANDREA SPINELLI
L’ ESPERIMENTO ricorda un po’ ‘Aria’, il film diretto una trentina d’ anni fa da dieci registi, tra cui Robert Altman, Jean-Luc Godard, Ken Russell, per dare una veste non convenzionale alla magia dell’ opera. Pure ‘Italia: Un sogno‘, la produzione lirica che Vittorio Grigòlo deposita stasera tra i velluti del Comunale di Bologna (e il 24 di quello di Modena), forza i confini del melodramma abbinando 14 classici del repertorio ad altrettanti momenti di storia patria – dall’ Antica Roma alla Dolce Vita – per scartare la tradizione e trasformarsi in una mirabolante festa del belcanto con proiezioni tridimensionali, mimi, coristi e voci importanti (a cominciare dal soprano rumeno Mihaela Marcu). Tutto con il sostegno dell’ Orchestra Sinfonica di Asti diretta da Alberto Meoli e la regia dell’ inglese John Pascoe, molto apprezzato per i suoi lavori con Domingo. Un inno all’ Italia e all’ arte dei Verdi, Rossini, Respighi, Cilea, Leoncavallo, Puccini, per cui Grigòlo usa lo slancio patriottico del Manzoni di ‘Marzo 1821′ parlando di « una gente che libera tutta / o fia serva tra l’ Alpe ed il mare / una d’ arme, di lingua, d’ altare, / di memorie, di sangue e di cor».

Per uno spettacolo come questo può valere la definizione ‘musical lirico’? «L’ opera non è morta, ma ha bisogno d’ individuare nuove strade, nuovi linguaggi, per diffonderne i contenuti. Questo format ha una natura pedagogica che mi piacerebbe esporre al ministro Franceschini per portarlo nelle scuole. In Italia siamo portati ad esaltare anche assolute mediocrità, purché estere, e a relegare in un angolo gli esponenti della nostra cultura, che così debbono andare oltre Oceano a faticare per poi tornare indietro grandi e celebrati come accadde a Caruso».
E’ vero che non nascono più le grandi voci di un tempo? «Di belle voci in Italia ce ne sono, ma forse non ci si crede come si dovrebbe. Durante una master class a Los Angeles mi è stato chiesto perché il nostro Paese produce soprani, baritoni, bassi, ma pochi tenori. E ho risposto: perché quella del tenore è la voce più difficile. Anche se, ascoltando la solarità di Pavarotti tutto può sembrare facilissimo. Forse mancano un po’ di carisma, ma le nostre belle voci italiane sono un patrimonio da tutelare».
E invece? «A volte le uccidiamo prima che possano mettersi in mostra e in questo caso la responsabilità è dei teatri, degli agenti, che spingono troppo presto certe giovani voci verso un repertorio troppo impegnativo.
Perché la voce di un cantante è come una farfalla che, se appesantita troppo, non riuscirà ad alzarsi in volo né ora né mai».
Bisogna pure avere fortuna con i maestri. «A me è andata bene. Il mio si chiama Danilo Rigosa ed è lo stesso da quando avevo sedici anni».
A novembre sarà impegnato ancora ne ‘Les Contes d’ Hoffmann’ alla Royal Opera House e poi a gennaio ‘Roméo et Juliette’ al Metropolitan di New York. «Frattanto vorrei dare alle stampe un disco lirico già pensando, però, ad un nuovo progetto crossover per tentare nuovamente la via del pop. Se ci fosse ancora Lucio Dalla chiederei un pezzo a lui; qualcosa come ‘Amore disperato’, brano della sua ‘Tosca’ rimasto ben al di sotto dell’ attenzione che avrebbe meritato».
A proposito di ‘Tosca’, nella stagione 2018-19 è atteso con quella di Puccini al Covent Garden. «Si tratta di un grandissimo traguardo: nel ’90 per me tutto è nato proprio con quell’ opera in cui interpretavo il pastorello accanto a Pavarotti. E poi interpreterò ‘Un ballo in maschera’ che era la sua opera preferita».

21/9 “Gazzetta di Modena

Grigolo, belcanto per l’ Italia

MODENA Doppio appuntamento con il tenore Vittori oGrigolo (nella foto) in Emilia Romagna. Stasera al Comunale di Bologna e sabato al Comunale di Modena. Da “La donna è mobile” a “Una furtiva lagrima”, passando per “Vesti la giubba”, “Che gelida manina” e “Nessun dorma”: è interamente dedicato al belcanto “Italia. Un sogno“, lo spettacolo con un cast di quattordici artisti tra cantanti e attori, l’ Orchestra Sinfonica di Asti e un coro ad accompagnare Grigolo in questa nuova produzione teatrale, tesa a ricostruire, mediante proiezioni visive e tecnologie avanzate, la storia del nostro Paese. Grigolo, in coppia con il soprano Mihaela Marcu, e diretto da Alberto Meoli, interpreterà 14 arie d’ opera ambientate in 14 diverse scene. Un vero e proprio viaggio a ritroso nel tempo, passando dal Rinascimento alle due guerre mondiali, dalla ricostruzione dopo le devastazioni belliche alla “dolce vita”. Biglietti disponibili sul circuito Vivaticket.

19/9 “Resto del Carlino (ed.Modena)

DA NON PERDERE
Grigolo dà voce al Bel Paese
LA grande bellezza del nostro Paese e della sua tradizione musicale sono le protagoniste di Italia, un sogno, il tour del tenore Vittorio Grigolo, che sabato 24 settembre farà tappa al teatro Comunale. Con un cast di 14 cantanti e attori, l’ Orchestra Verdi di Busseto, un coro e proiezioni video, Grigolo, in coppia con il soprano Mihaela Marcu, viaggerà nel tempo fra le meraviglie dell’ opera.
A cura di Stefano Marchetti.

18/19 “la Repubblica (ed.Bari)

Storia & lirica
Vittorio Grigolo Oggi al Petruzzelli con 14 interpreti “Uno spettacolo pop per raccontare l’ Italia attraverso le arie più famose”
ANNA PURICELLA «NON È un’ opera lirica, ci muoviamo sul confine con il musical». Così il tenoreVittorio Grigolo presenta Italia. Un sogno, il suo nuovo spettacolo che si ferma al teatro Petruzzelli di Bari per una tappa del tour nazionale (stasera alle 21; biglietti su Bookingshow): 14 in scena tra cantanti e attori, per raccontare la storia del Paese attraverso le arie più note del melodramma.
Un’ operazione inedita per il tenore di Arezzo, la cui carriera internazionale l’ ha portato a lavorare con maestri come Riccardo Chailly, Antonio Pappano e Zubin Mehta, ed esibirsi di recente al Met di New York, dividendo il palco con Bruno Mars ed esibendosi davanti a star del pop come Rihanna e a un’ icona rock come Mick Jagger. Stasera Grigolo canterà con il soprano Mihaela Marcu (dirige Alberto Meoli), e i due accompagneranno con la voce 14 scene che raccontano momenti storici dell’ Italia, dal Rinascimento alle Guerre mondiali, accompagnati dalle coreografie e da proiezioni visive.

Grigolo, come sta cambiando l’ opera?
«In realtà non sta cambiando, perché non è l’ opera in sé che cambia, ma gli artisti che hanno voglia di comunicare con il pubblico, cercando di portare i più giovani a teatro. Gli artisti che sono rimasti nei secoli sono quelli che hanno sempre saputo rinnovare, per mettersi in contatto con un pubblico e con la società che cambiava. Oggi l’ opera in sé è noiosa per un 18enne che ama il rap e il rock, e che ama ammazzarsi con 10mila decibel. Noi offriamo arte visiva, attori e ballerini, persone che i giovani seguono nei talent, per far capire loro che nell’ opera c’ è tutto, e che soprattutto c’ è la pura voce, che non ha bisogno di microfono».

L’ opera torna allora a essere pop, nel senso di popolare, così come è stata pensata alle origini. Come si fa a raccontare la storia con le arie?
«Il nostro è uno spettacolo visivo pop. Per raccontare l’Italia partiamo dall’ antica Roma, attraversando poi il Rinascimento e le due Guerre mondiali. Ma condiamo il tutto con freschezza, con costumi moderni e scene piccanti che creano suspense tra lotte e balletto. Il nostro è un recital al confine tra opera e musical, dove le arie si intrecciano con una storia».

Ecco, come ha scelto gli abbinamenti tra momenti storici e musica?
«A esempio, per il Risorgimento e la nascita dell’ Unità d’ Italia abbiamo scelto Di quella pira, gli inizi del grande impero romano sono sulle note di Questa o quella, per la guerra c’ è La donna è mobile. Per il Rinascimento un pezzo musicale, che non centra nulla con l’ opera ma è molto vivo: è il Rondò veneziano. Arrivando ai tempi moderni non si può non puntare su Pagliacci, raccontando il mondo di una star che vive sotto i riflettori e resta sola a teatro chiuso. Diciamo che è un’ aria un po’ autobiografica ».
©RIPRODUZIONE RISERVATA Vittorio Grigolo stasera alle 21 porta al Petruzzelli Italia. Un sogno in scena con il tenore 14 tra attori e cantanti per raccontare la storia del Paese attraverso le sue arie più note e rappresentative.

18/9 “Gazzetta del Mezzogiorno

«Italia. Un sogno» oggi al Petruzzelli
 FRA OPERA E STORIA CON VITTORIO GRIGOLO. Da «La donna è mobile» a «Una furtiva lagrima», passando per «Vesti la giubba», «Che gelida manina» e «Nessun dorma»: è interamente dedicato al belcanto e alla grande musica italiana «Italia. Un sogno», il prossimo tour, prodotto da City Sound, del tenore Vittorio Grigolo, con quasi un mese di appuntamenti, e che stasera si esibirà nel Petruzzelli di Bari. Un cast di quattordici artisti tra cantanti e attori, l’ Orche stra Sinfonica di Asti e un coro ad accompagnare Grigolo in questa nuova grande produzione teatrale, tesa a ricostruire, mediante proiezioni visive e tecnologie avanzate, la storia del nostro Paese e delle sue bellezze. Grigolo, in coppia con il soprano Mihaela Marcu, e diretto da Alberto Meoli, interpreterà 14 arie d’ opera ambientate in 14 diverse scene, ciascuna atta a evidenziare un momento storico italiano preciso.

15/9 “Il Giorno

Tredici minuti di applausi per il tenoreVittorio Grigolo
Il tenore Vittorio Grigolo ha entusiasmato l’ altra sera la platea del teatro Fraschini di Pavia dove ha portato ‘Italia, un sogno‘, un omaggio alla tradizione dell’ opera italiana. Accompagnato dalla soprano Michaela Marcu, e diretto da Alberto Meoli, Grigolo ha interpretato 14 arie d’ opera ambientate in altrettante scene da ‘Una furtiva lagrima’ a ‘Nessun dorma’. Tra coreografie innovative, costumi e un cast composto da 50 artisti, la serata è corsa velocemente. E il pubblico non se ne voleva andare. Lo ha dimostrato chiedendo bis al tenore Grigolo, che è stato applaudito per 13 minuti.

14/9 “la Provincia Pavese

Al Fraschini l’ Italia che sogna con l’ opera
Questa sera a Pavia il tenore Grigolo, quattordici arie accompagnano il viaggio nella nostra storia
PAVIA. Una grande voce, un allestimento moderno e originale e le più significative pagine del repertorio operistico italiano: fa tappa questa sera al teatro Fraschini di Pavia lo spettacolo “Italia, un sogno“, importante produzione che vede protagonista il tenore aretino Vittorio Grigolo. Nome di punta del panorama musicale italiano, Grigolo arriva a Pavia per la seconda data di un tour iniziato sabato a Verona che nel giro di un mese lo porterà nei più importanti teatri italiani al fianco della soprano Mihaela Marcu e dell’ Orchestra Sinfonica di Asti diretta da Alberto Meoli. Il programma di sala prevede l’ esecuzione di quattordici arie d’ opera, ciascuna delle quali verrà ambientata in un preciso momento storico italiano: l’ idea che sta alla base dell’ allestimento è di ricostruire mediante proiezioni visive e tecnologie avanzate, la storia del nostro Paese e delle sue bellezze proprio davanti agli occhi del pubblico. Da “La donna è mobile” a “Una furtiva lagrima” passando per “Vesti la giubba”, “Che gelida manina” e “Nessun dorma”, la scaletta sarà un sorta di viaggio a ritroso nel tempo: sul palco passeranno il Rinascimento e le due guerre mondiali, la ricostruzione dopo le devastazioni belliche e il boom economico, rappresentati attraverso il le grandi icone che hanno reso famoso il nostro Paese nel mondo.Pensato con l’ ambizioso intento di rivoluzionare il linguaggio dell’ opera portandolo in una dimensione più moderna, lo spettacolo è diretto dal regista e scenografo inglese John Pascoe, le cui produzioni sono state ospitate nelle principali istituzioni liriche del mondo. Lo stesso Grigolo, protagonista dello spettacolo, si è esibito nei teatri lirici più prestigiosi del mondo facendosi notare per la presenza scenica, il modo di vivere il palcoscenico e il vasto repertorio combinati al carisma e a una vocalità duttile, piena, rotonda e solare. Lo spettacolo comincia alle 21, i biglietti sono disponibili direttamente in teatro a partire dalle 13.30 (prezzi da 20 a 80 euro) oppure in prevendita online su Vivaticket (da 23 euro e 92 a 95 euro e 68).
Info allo 02.63793389 o sul sito www.citysoundmilano.com. (s. sim.)

12/9 “L’Arena

Grigolo riscalda i cuori con il suo «sogno» italiano

Diciotto poderose ed eleganti scene, insieme al soprano Mihaela Marcu
È Italia: un Sogno, il nuovo spettacolo di Vittorio Grigolo che ha iniziato il suo tour italiano l’ altra sera al Teatro Filarmonico e ha mostrato di avere tutte le carte in regola per fare breccia fra il pubblico e non solo in quello nazionale. Accolto un po’ tiepidamente agli inizi è invece finito fra autentiche ovazioni al termine, con ripetute chiamate della sala, unitamente al regista e scenografo inglese John Pascoe, al soprano Mihaela Marcu ed al folto numero di mimi, ballerini e coristi che si sono prestati con molta diligenza e brio a ravvivare le 18 ponderose scene in programma. Italia: un Sogno è senz’ altro un viaggio piacevole, elegante, di successo ­bellissimi i costumi e molto indovinate alcune proiezioni che rapisce per i temi proposti sia dei numerosi monumenti che delle opere d’ arte che illustrano le bellezze del nostro Paese. Ad essi si legano famose pagine operistiche e sinfoniche dei grandi musicisti Verdi, Donizetti, Puccini, Cilea, Respighi, Leoncavallo, tanto da rappresentare perfino un prodotto esportabile come perfetto spettacolo di promozione turistica della nostra terra, nel suo delineare le grandi icone che hanno reso il nostro Paese, unico al mondo, per l’ arte, la musica, il cinema, la moda, i motori. Al Filarmonico hanno incontrato un particolare favore i temi relativi a: Roma antica, La rotonda ed una celebrazione del Rinascimento (con pagine dall’ Elisr d’ amore e da La Traviata), Gli anni 1950 e il film neorealista che riprendevano la Fontana di Trevi (con una sosia di Anita Eckberg in carne ed ossa immersa nell’ acqua della celebre fontana), I sacri pini di Roma con l’ omonimo poema sinfonico di Respighi e tre romanze vincenti, «Vesti la giubba», «Di quella pira» e «Nessun dorma», unitamente a ricchi squarci di Castel Sant’ Angelo, della basilica di san Pietro con la sua Cappella Sistina, di Trinità ai monti, la Scala di Milano, alcuni famose opere di Leonardo, Michelangelo, del Palladio. Sul versante musicale Vittorio Grigòlo non può dirsi ormai un cantante solo votato alla musica lirica (di cui è peraltro un affermato e valido esponente), ma anche a quella pop dei grandi successi. Un cantante arrivato con innumerevoli elementi di una carriera internazionale ad alta pressione, che ormai ha compiuto un tragitto straordinario perché ha il giusto fascino, il carisma naturale e il talento della recitazione. Quello che più conta è evidentemente il suo modo «italiano» di cantare, dal tono giovanile e brillante, con la spontaneità e l’ innata eleganza che crea nell’ ascoltatore l’ impressione di sentire anche i brani più famosi come fosse la prima volta. Per niente il suo primo disco è stato infatti inciso proprio a Parma e solo quando il tenore aretino si è sentito in grado di rappresentare «la cultura italiana a cui appartengo», che è anche il motivo sotterraneo che ha animato il suo spettacolo al Filarmonico, dove ha vestito, agli inizi ed al termine, i panni di un ragazzo come tanti se ne vedono oggi giorno, che ha un rapporto con le amicizie fatto di addii e riconciliazioni, di sms, di silenzi. Il biondissimo e dolce soprano Mihaela Marcu gli è stata una fedele e applaudita compagna di viaggio, mentre il maestro Alberto Meoli, oltre ad alcune trascrizioni e riduzioni delle partiture in programma, ha diretto una giovanissima Orchestra Sinfonica di Asti cercando di ricavarne il massimo (non sempre ottenuto) del rendimento. E per questo non facile compito ha ricevuto il dovuto consenso, concedendo come bis finale l’ intramontabile O sole mio di Edoardo Di Capua.

10/9 “L’Arena

Vittorio Grigolo canta l’ Italia Un «sogno» di musica e bellezza

La storia del nostro Paese attraverso lirica e canzoni, con il soprano Mihaela Marcu
Il celebre tenore Vittorio Grigolo è il protagonista di Italia, un Sogno, un tributo alla tradizione dell’ opera attraverso la storia d’ Italia, questa sera alle 21 al Teatro Filarmonico, prima tappa di una tournée nei teatri italiani fino all’ 8 ottobre. Da «La donna e mobile» a «Una furtiva lagrima», passando per «Vesti la giubba», «Che gelida manina» e «Nessun dorma»: lo spettacolo e interamente dedicato al belcanto e alla grande musica italiana, con un cast di quattordici artisti tra cantanti e attori, l’ Orchestra Sinfonica di Asti e un coro ad accompagnare Grigolo in questa nuova grande produzione teatrale, tesa a ricostruire, mediante proiezioni visive e tecnologie avanzate, la storia del nostro Paese e delle sue bellezze. Vittorio Grigolo, in coppia con il soprano Mihaela Marcu, e diretto da Alberto Meoli, interpreterà 14 arie d’ opera ambientate in altrettante diverse scene, ciascuna atta a evidenziare un momento storico italiano preciso. Un vero e proprio viaggio a ritroso nel tempo, passando dal Rinascimento alle due Guerre mondiali, dalla ricostruzione dopo le devastazioni belliche alla «dolce vita», attraverso il delinearsi delle grandi icone che hanno reso il nostro Paese unico nel mondo, come l’ arte, la musica, il cinema, la moda e i motori. La sartoria Brancato di Milano si occuperà degli oltre 200 costumi di scena. Non un semplice recital di arie d’ opera, ma uno spettacolo moderno e coinvolgente, che ripropone questa musica legata al nostro passato rivisitandola in una chiave nuova e attuale. Una serata che intende rivoluzionare il linguaggio dell’ opera, portandolo al confine con la generazione moderna e rendendo possibile una continuità di linguaggio musicale che abbracci tutto il nostro patrimonio artistico nelle diverse epoche e forme. La presenza scenica, il modo di vivere il palcoscenico, il vasto repertorio operistico italiano e francese (La Traviata, Rigoletto, La Bohème, L’ elisir d’ amore, Lucia di Lammermoor, Faust, Roméo et Juliette, Manon, Les Contes d’ Hoffmann), combinati al carisma e a una vocalità duttile, piena, rotonda ma soprattutto solare, fanno di Vittorio Grigolo il tenore italiano più richiesto e acclamato oggi al mondo.
Ospite regolare dei più prestigiosi teatri d’ opera, dal Teatro alla Scala ­ dove debutta a soli ventitré anni ­ alla Royal Opera House di Londra, dal Metropolitan Opera di New York all’ Opera di Roma, ha cantato con direttori come Riccardo Chailly, Lorin Maazel, Zubin Mehta, Riccardo Muti, Myung­Whun Chung, Gustavo Dudamel e Antonio Pappano. Grigolo è stato recentemente insignito a Washington del premio «Distinguished Leadership Award», consegnato per la prima volta a un italiano da parte dell’ Atlantic Council. La regia e le scene sono affidate al pluripremiato regista e scenografo inglese John Pascoe, le cui produzioni sono state ospitate nelle principali istituzioni liriche. Scelta voluta espressamente da Grigolo, che ha già collaborato molte volte con il grande regista inglese, con cui ha instaurato un rapporto di grande amicizia e stima reciproca. Tra le prossime opere in calendario di Vittorio Grigolo: Les Contes d’ Hoffmann (7 ­ 24 novembre) alla Royal Opera House di Londra; Roméo et Juliette (31 dicembre 2016 28 gennaio 2017), accanto a Diana Damrau, al Metropolitan Opera di New York. Grigolo si è appena esibito al gala del Met di New York dividendo il palco con Bruno Mars, davanti a un pubblico di vip come Rihanna, Scarlett Johansson e Mick Jagger.

9/9 “Sette

Un do di petto per sognare

Il tenore Grigòlo racconta la Storia nazionale in un musical lirico tra Verdi e Puccini
Una voce immortalata pure da Peter Lindbergh. Scatti del fotografo fashion ritraggono il tenore Vittorio Grigòlo mentre canta Ave Maria di Schubert: dovrebbero trasformarsi in un libro patinato. Spavaldo il 39enne cantante aretino (sopra) trasforma la scena in passerella: qualche anno fa alla Scala fu la star del Concerto per la Moda; a Dubai tra gli ospiti made in Italy del calibro di Bolle alla prima Vogue Fashion Experience. L’elenco potrebbe continuare. Grigòlo è tenore patinato, miete successi nel mondo e sogna che la lirica divenga a portata di app, specie per i Millennials. Spirito del suo musical lirico: Italia, un sogno, debutto al Filarmonico di Verona e tour italiano fino all’8 ottobre (vivaticket.it). 14 arie note (da Verdi a Puccini) per 14 scene, con cornice di 14 tra cantanti e attori, danno vita a un viaggio nella Storia italica dal Rinascimento a oggi: effetti speciali e 200 costumi con la regia di John Pascoe; orchestra (la Verdi di Busseto diretta da Alberto Meoli) e coro live, il soprano Mihaela Marcu, immancabile eroina di tutti i sogni d’amore (anche made in Italy) che si rispettino.

7/9 “L’Arena

VITTORIO GRIGOLO, tenore «La lirica è moderna e può raccontare l’ Italia»

Non sarà solamente un recital di arie d’ opera, Italia: un Sogno, lo spettacolo che Vittorio Grigòlo farà debuttare il 10 settembre al Teatro Filarmonico, prima tappa del suo nuovo tour. Bensì uno spettacolo moderno e coinvolgente, che ripropone la musica legata al nostro passato rivisitandola in una chiave nuova e attuale. E che dopo Verona toccherà anche Pavia, Bari, Bologna, Modena, Trieste, Livorno, Brescia e Cosenza. «Sarà una serata che intende rivoluzionare il linguaggio dell’ opera», ci spiega il famoso tenore aretino, «portandolo al confine con la generazione moderna e rendendo possibile una continuità di linguaggio musicale per abbracciare tutto il nostro patrimonio artistico nelle diverse epoche e forme».Che romanze ne faranno parte? Da «La donna è mobile» a «Una furtiva lagrima», passando per «Vesti la giubba», «Che gelida manina» e «Nessun dorma». È un programma interamente dedicato al belcanto e alla grande musica italiana. Questa nuova grande produzione teatrale è tesa a ricostruire, mediante proiezioni visive e tecnologie avanzate, la storia del nostro Paese e delle sue bellezze. La regia e le scene sono affidate al pluripremiato regista e scenografo inglese John Pascoe. Una scelta che voluto io per la lunga collaborazione che ci lega e per il rapporto di stima reciproca che si è instaurato.
Solo un «Sogno»?
Un sogno e una grandissima scommessa che nacque tanti anni fa. Ne parlavo con Lucio Dalla, mio grande amico. “Devi venire in Italia”, mi diceva, “basta estero”, perché in quel momento mentre in Inghilterra, Germania, Usa ero un divo, qui nel mio paese mi sentivo poco considerato. Come si dice? Nemo profeta in patria. Ma ora le cose sono cambiate, i successi alla Scala dove ho esordito a soli 23 anni, mi hanno dato anche qui la popolarità e la spinta per fare questo passo. Un progetto ambizioso, perché senza stravolgere il rigore classico dell’ opera lirica, ho costruito uno spettacolo che si avvicina ai giovani e al loro modo di vivere e sentire.

Chi salirà sul palco con lei?
Ci sarà un cast di quattordici artisti tra cantanti e attori, un’ intera orchestra e un coro ad accompagnarmi in 14 scene diverse. Ciascuna sarà legata ad un momento della storia italiana,

seguendo il filo di una narrazione. Ho pensato che invece di fare una semplice carrellata, fosse più affascinante creare un intreccio. Ormai siamo legati alle tecnologie, tutti dentro una ipercomunicazione nel villaggio globale di Mc Luhan. Io dico, sfruttiamole queste cose in uno show che a partire dall’ oggi esprima cultura e storia.
Ci sarà un protagonista del racconto?
Ci sarà un personaggio, Italo, che come tanti ragazzi di oggi ha un rapporto con la sua ragazza fatto di riconciliazioni e addii, di sms e silenzi. Da lì si sviluppa a episodi, come fosse un sogno, la storia del nostro Paese. Si partirà da Verdi, col Rigoletto e, seguendo la storia d’ amore, si arriverà a La Bohème col duetto «O soave fanciulla», cantata assieme al soprano Mihaela Marcu. Alle arie si intrecciano le coreografie e le immagini video: un vero e proprio viaggio a ritroso nel tempo, passando dal Rinascimento alle due Guerre mondiali, dalla ricostruzione dopo le devastazioni belliche, alla Dolce vita, attraverso il delinearsi delle grandi icone che hanno reso il nostro Paese unico nel mondo, come l’ arte, la musica, il cinema, la moda e i motori.

5/9 “L’Arena

La forza dell’ Opera che va oltre l’ inconscio

Come per internet. Quando i letterati fiorentini e romani all’ inizio del 1600 pianificarono al tavolino il nuovo genere dell’ opera italiana, non potevano immaginare che sarebbe dilagato in tutto il mondo. La novità consisteva nel modo di raccontare l’ amore, non solo con l’ azione drammatica vissuta al presente dai protagonisti, ma attraverso la musica, che conduce il racconto. Volevano far rinascere la tragedia, il maggiore genere artistico dell’ antichità, convinti, erroneamente, che fosse stata tutta cantata. Ma non potevano prevedere la forza con cui l’ organizzazione della musica, nell’ opera, agisce sull’ inconscio, tre secoli prima della psicanalisi. Prima che si chiarisse che il comportamento umano è causato anche da una parte di noi di cui non siamo consapevoli. Idee e associazioni di cui non siamo responsabili (lo siamo però dei comportamenti). L’ organizzazione delle strutture musicali accede ad un potenziale emotivo spesso imprevisto, per ciascuno di noi. Gioca, con un sistema di rimandi inconsapevoli e ingovernabili, con il vissuto differente delle nostre vite. Un esempio: quando in Bohème torna la lunga frase melodica di Rodolfo.

5/9 “Il Piccolo

Vittorio Grigolo da New York a Trieste

Il tour italiano del cantante lirico “Italia, un sogno” prenderà il via da Verona
NEW YORK Ha cantato al gala del Met di New York dividendo il palco con Bruno Mars, davanti a un pubblico di vip come Rihanna, Scarlett Johansson e Mick Jagger. È stato applaudito nei teatri più famosi del mondo. Adesso Vittorio Grigolo arriva alla conquista dell’ Italia. In realtà gli amanti della lirica lo conoscono già. Alla Scala ha cantato diverse volte, l’ ultima nel «Rigoletto» e prima nell’«Elisir d’ amore» sia in teatro che in forma di flash mob a Malpensa, davanti a passeggeri ignari e in diretta Tv sulla Rai. Ma il nuovo spettacolo che dal 10 settembre porta nei teatri di tutto il Paese “Italia, un sogno” vuole essere un modo di avvicinare anche un pubblico più vasto all’ opera che, ricorda spesso, è nata come uno spettacolo popolare. «Una volta cantare un’ aria era come cantare “Imagine” di John Lennon» ha detto, e lui vorrebbe che tornasse ad essere così. «Ho la voglia di comunicare un linguaggio, quello dell’ opera, che troppe volte si pensa lontano dalla modernità, con uno spettacolo nel quale vengono usati proiezioni visive e tecnologie avanzate a cui i giovani di oggi sono abituati, ma per portare a tutti la musica che è la nostra storia e che è stata la base del nostro presente e del nostro cammino futuro. Voglio avvicinare l’ opera ai giovani grazie a un linguaggio multimediale, nuovo, dinamico, raccontando la storia del nostro Paese e toccando alcune delle più belle città d’ Italia: un Paese che, soprattutto attraverso la sua arte, è ancora capace di far vibrare i cuori». La regia è stata affidata al regista inglese John Pascoe, l’ accompagnamento all’ orchestra sinfonica di Asti. «Dopo aver portato portato l’ opera e il belcanto in giro per il mondo ­ ha concluso ­, parto proprio dall’ Italia per raccontare la storia del mio Paese con quelle stesse arie che mi hanno reso famoso all’estero.
La scommessa partirà da Verona e poi toccherà Pavia, Bari, Bologna, Modena, Trieste, Livorno,Brescia per chiudere a Cosenza l’ 8 ottobre.
Poi Grigolo tornerà all’ estero: prima alla Royal Opera House di Londra con Les contes d’ Hoffmann, poi a New York con Roméo e Juliette e Werther. Nato nel 1977 ad Arezzo, la famiglia di Grigolo si è trasferita a Roma quand’ era molto piccolo. Ha iniziato a cantare all’ età di quattro anni. A nove anni, accompagnando la madre dall’ oculista, ha sentito cantare in una stanza adiacente l’«Ave Maria» e si è deciso a tentare la strada del canto.

1/9 “GQ

La mia opera per l’Italia

Il tenore che vuole far amare l’opera ai miscredenti ha appena finito di dipingere. Dei muri o un quadro?
“Un po’ e un po’”.
All’interno del polso destro ha un tatuaggio che parla di luce e di tenebre. Sul braccio sinistro, quello che gli ricorda di aver votato la propria voce alla Madonna. Vittorio Grigolo ha cantato con i migliori, ed è l’italiano che i teatri di mezzo mondo vogliono in cartellone. L’anno scorso si è fermato due mesi a New York.
“Un’eccezione. E’ più facile che mi sposti dopo due giorni”
E casa dov’è?
“Lugano: ho trasferito lì i miei genitori”
Arriva da Londra e da un Werther che gli ha messo sottosopra le viscere. E’ a Milano per definire il suo progetto più grande: Italia. Un sogno, 14 arie d’opera, 14 artisti e 14 scene per raccontare il nostro paese attraverso una vicenda d’amore. Che inizia con un messaggio in chat, che fa ding! nel cuore della notte.
“E’ una scommessa: vogliamo usare un linguaggio moderno per avvicinare alla lirica chi la considera noiosa, ma lo fa a prescindere, senza aver mai visto uno spettacolo”.
Il tour parte il 10 settembre e Grigolo fantastica.

Bello se diventasse un musica, ripreso all’estero. Chi inviterà?
“Gli increduli. Sono pronto a farli sedere nelle prime file”.
Poi attacca Bohemian Rapsody. Ma questa è un’altra storia ancora.

1/9 “Panorama

Ragazzi, la lirica vi farà innamorare

Uno show itinerante con le arie più famose per avvicinare i giovani alla musica colta: è questo lobiettivo di Vittorio Grigolo, tenore social famoso in tutto il mondo, tra pochi giorni in tour con «Italia. Un sogno».
L’Italia è un Paese delle meraviglie: questo lo sappiamo tutti. Quello che però scopriremo dal 10 settembre all8 ottobre è che Vittorio Grigolo è unAlice. Il tenore più social e multimediale del momento, infatti, sta per dare il via a uno spettacolo musicale originale e dagli intenti davvero ambiziosi, in linea con lepoca doro delle opere ­rock. Certo, questa volta si tratta di musica classica nellaccezione più estesa. Grigolo e la sua compagnia mirano a togliere polvere alla retorica del bel canto, per offrire al pubblico, soprattutto giovane, una via didattica «non­pallosa» alla scoperta delle bellezze musicali del nostro Paese. Come?
Con una sceneggiatura allegra e leggera come una favola, un telefonino come specchio carrolliano e un viaggio nella storia italiana come mondo magico. Quella di Verona è la prima tappa di Italia. Un sogno, tour di nove date, da Trieste a Cosenza, che vede un cast di 14 artisti tra attori e cantanti (fra cui la soprano rumena Mihaela Marcu), lorchestra sinfonica di Asti diretta da Alberto Meoli e la regia di John Pascoe, regista e scenografo dopera di lungo corso, con cui il tenore ha già collaborato nel 2008, cantando nella Lucrezia Borgia di Gaetano Donizetti, allestita alla Washington National Opera. Lo spettacolo funziona così: il protagonista viene catapultato in una realtà virtuale nella quale intraprende un viaggio nel tempo attraverso le più importanti tappe della storia del Paese: dalla Roma antica, al Rinascimento, al Risorgimento, Seconda guerra mondiale. A ogni tappa corrisponde una delle arie più famose e più caratterizzanti del nostro repertorio lirico e belcantistico: 14 arie (da Una furtiva lagrima a Nessun dorma, a La donna è mobile) per 14 scene ottenute grazie a proiezioni visive sul palcoscenico. Vittorio Grigolo, classe 1977,

è giovane ma già ben navigato e arriva a un’esperienza in un certo senso pericolosa come questa dopo una carriera su palcoscenici molto blasonati: dalla Scala al Metropolitan di New York, con repertori molto tradizionali, dal Rigoletto all’Elisir d’amore, e direttori di assoluto primo piano come Antonio Pappano e Zubin Mehta. Il salto, forse, è meno ardito, se si pensa che nel 2003 ha interpretato Tony nel musical West Side Story, prima in tour, poi, nel 2007, in un album inciso per la Decca.
Grigolo, perché le è venuta l’idea di questo tour?
Per far conoscere la lirica ai giovani.
Oggi non si può propinare loro un’ pera di quattro ore per intero. Noi abbiamo creato un recital che si snoda all’interno di una storia e con un accostamento di arti: dalla recitazione, alla danza, al canto, che permette a tutti di avvicinarsi alla lirica dolcemente.
In che modo il ricco apparato coreografico e il repertorio popolare si confrontano con lintransigenza di melomani e loggionisti?
Non abbiamo certo intenzione di irritare i loggionisti: nessuna partitura viene stravolta né modificata, quindi i puristi non dovrebbero aver nulla di cui lamentarsi. Il suo recital sembra inserirsi nel solco della lirica pop tracciato con grande successo da Luciano Pavarotti, e che ai giorni nostri è rappresentato da fenomeni come Il Volo. Non ci sono più stati veri rappresentati della lirica, quelli popolari, autentici, vicini alle persone. Microfoni e amplificatori non c’entrano niente con la lirica.

Ma i non addetti ai lavori come coglieranno, in un contesto informale, la differenza tra il tenore Grigolo e i tenori de Il Volo?
Con questo tour io mi metto in gioco. I giovani de Il Volo sono cantanti pop, non lirici, con un repertorio pop e una tecnologia da musica leggera. Ecco, con questo spettacolo si può cogliere la differenza tra un cantante lirico e uno di musica leggera.
Non pensa che interpretare arie così celebri porti il pubblico ad accontentarsi, a non ascoltare il resto delle opere?
Nella mia intenzione le arie dovrebbero creano un interesse che spinga gli spettatori a tornare a casa con la voglia di ascoltarne altre, di cercare il resto delle opere. Lo scopo dello spettacolo è didattico. La mia speranza è che venga proposto nelle scuole e all’estero.

30/07 “Il Resto del Carlino

«Il mio sogno kolossal»

SE SI PENSA che la compagnia di canto del Werther di Massenet con cui ha debuttato a giugno alla Royal Opera House di Londra è composta da soli sei ruoli, il progetto Italia un sogno che Vittorio  Grigolo porterà il 21 settembre al Teatro Comunale (e il 24 a quello di Modena) ha tutte le caratteristiche del kolossal e le ambizioni di un format destinato a fare storia (intanto anche per il 2017 tra settembre e ottobre è già prevista una tournèe). «Perché abbiamo voluto raccontare la storia dall’ antica Roma ai giorni nostri attraverso una trama e arie d’ opera che sono nelle orecchie di tutti ma magari non le si riesce a collocare nell’ alveo da cui provengono. Siamo in 14 sul palco, accompagnati dalle note dell’ Orchestra Verdi di Busseto, poi ci sono il coro e un apparato audiovisivo tecnologicamente avanzato. Regia e scene sono di John Pascoe, con il quale tutto è nato ed è stato messo a punto». Il target di riferimento per ques’ operazione senza precedenti, a metà strada tra il musical e il recital belcantistico, sono i giovani verso i quali il tenore italiano oggi più richiesto ha una vera e propria predilezione. L’ abbiamo vista anche in tv ad ‘Amici’, a Los Angeles ha condotto delle masterclass all’ università della California. Nonostante lei non abbia ancora quarant’ anni si sente già un maestro? «Mah, l’ apparizione in video l’ ho concepita come tentativo di catturare qualche giovane alla causa  dell’ opera e quei ragazzi mi hanno ricordato quando adolescente cantavo nelle pizzerie intorno ad Adria. A Los Angeles invece dovevano preparare il loro esame di canto e ho svolto la funzione, diciamo, di motivatore. In ogni caso il titolo di maestro lo reputo il più bello, è un attestato di stima e una consacrazione ad honorem». E dei suoi maestri che ricordi ha? «In realtà sono tuttora un allievo. Io il mio insegnante, Danilo Rigosa, me lo tengo ancora caro e quando vado a Bellombra di Adria mi sento come Rocky quando torna nella palestra dei suoi inizi. Da lì sono partito e lì torno sempre. Come Manzoni sciacquava la lingua in Arno, io lo faccio in Veneto con le mie corde vocali». Come ha deciso di cantare? «E’ una scintilla che ho sempre avuto dentro di me. A parole faticavo a esprimermi, cantando invece attiravo l’ attenzione di tutti. Ho sempre considerato la voce una sorta di mio superpotere. Poi ho avuto l’ esempio in casa di mio zio che era tenore pure lui, ma senza aver mai sfondato, la cui potenza mi faceva però vibrare nel profondo. Avevo 4 anni e capii allora che in quell’ attività c’ era qualcosa di magico». Precoce, del resto a 13 anni era già in scena con Pavarotti e a 23 l’ ha chiamata la Scala… «Diciamo che mi sono sempre trovato al posto giusto nel momento giusto, ho una buona stella che mi segue». Come si gestisce tanta notorietà? «L’ antidoto principale al rischio destabilizzazione che il successo può portare con sé è venuto proprio dall’ opera. La fatica della lirica ti mette faccia alla realtà. Diventare famoso con il teatro musicale è più duro che intraprendere una carriera pop ma ho capito che solo impiegando vent’ anni a imporsi si riesce poi a non essere più dimenticati». Così adesso si può anche permettere un’ ardimentosa scelta come questa di ‘Italia Un sogno’… «E’ un condensato di storia che va dall’ antica Roma alla Dolce Vita raccontato con un fine quasi didattico. I giovani infatti troveranno una storia fresca, adatta a loro, ma rivestita di musica classica, un genere in grado di reinventarsi continuamente ma che è fortemente radicato nel nostro Dna. L’ intento è quello di arrivare nelle piazze e nelle scuole per mostrare come l’ opera appartenga anche alla quotidianità». Quale personaggio preferisce? «Dico sempre che mi piace di più quello che sto facendo. Ma anche quello che non ho fatto e vorrei fare come Andrea Chénier. Però il repertorio si arricchisce quando è il momento, senza bruciare le tappe. Ricordo che nel 2003 Zeffirelli mi chiamò per Traviata e io dovetti declinare proprio perché il corpo non sosteneva quella tessitura. Debuttai Alfredo otto anni dopoi». Se dovesse scegliere tre produzioni capitali per la sua carriera? «Dico tre compositori: Verdi, Donizetti, Puccini con Massenet come outsider». Ha un tenore di riferimento? «Ruberei un po’ da tanti. La solarità e la facilità di canto di Pavarotti, la drammaticità di Caruso, il piglio di Del Monaco, la dolcezza nei fraseggi e nei pianissimi di Gigli, il talento vocale di Giuseppe Di Stefano, la presenza scenica di Corelli, perfino l’ allure scapestrata di Tito Schipa». E come partner femminili con chi si trova più a suo agio? «Con Angela Gheorghiu, Anna Netrebko, Desirée Rancatore che valorizzerei molto di più. In generale amo chi sa mettere in gioco anche sul palco qualcosa del vissuto personale». Meglio la vita o il teatro? «Nel mio caso si confondono e preferisco non sapere quand’ è teatro e quand’ è vita. E’ l’ unico modo per affrontare una vita professionalmente già programmata per i prossimi cinque anni». E in questi programmi Bologna non c’ è… «Ma io a Bologna ho già cantato in parti piccolissime a inizio carriera (feci per esempio il timoniere nell’ Olandese Volante della stagione 2001) quando a fine recita mi ospitava Lucio Dalla a casa sua. E finalmente quest’ anno andrò a conoscere le sue amate Tremiti. Mi concedo dopo tre anni una settimana di ferie sul mare che lui amava».

26/7 “La Provincia Pavese

Il tenore Grigolo sarà al Fraschini È già iniziata la prevendita

PAVIA. Il 13 settembre il tenore Vittorio Grigolo, acclamato in tutto il mondo, sarà al Teatro Fraschini per la tappa pavese del suo nuovo tour “Italia, un sogno” (fino all’ 8 ottobre in tutta Italia),…
PAVIA. Il 13 settembre il tenore Vittorio Grigolo, acclamato in tutto il mondo, sarà al Teatro Fraschini per la tappa pavese del suo nuovo tour “Italia, un sogno” (fino all’ 8 ottobre in tutta Italia), un tributo alla tradizione dell’ opera, attraverso la storia d’ Italia. In coppia con la soprano Michaela Marcu, e diretto da Alberto Meoli, Grigolo interpreterà 14 arie d’ opera ambientate in 14 diverse scene ­ da “La donna è mobile” a “Una furtiva lagrima”, passando per “Vesti la giubba”, “Che gelida manina” e “Nessun dorma” ­ ciascuna pensata per evidenziare un momento storico italiano preciso. Dal Rinascimento alle due guerre mondiali, dalla ricostruzione dopo le devastazioni belliche alla “dolce vita”, attraverso il delinearsi delle grandi icone che hanno reso il nostro Paese unico nel mondo, come l’ arte, la musica, il cinema, la moda e i motori.

25/7 “Resto del Carlino

«Nessun dorma, vi canto la Storia» Grigolo colonna sonora dell’ Italia Nel nuovo recital del tenore arie d’ opera per raccontare il Paese

MILANO LA NUOVA sfida di Vittorio Grigolo, il tenore aretino di 39 anni tra le nostre voci più titolate al mondo, si chiama “Italia. Un sogno”: una festa del belcanto che varerà a settembre al Filarmonico di Verona il 10, con nove date poi in tutta Italia (Pavia il 13, Bologna il 21, Modema il 24, Livorno il 1°ottobre). Non il tradizionale recital operistico, ma un vero e proprio spettacolo, per provare a restituire l’ opera alle masse ripercorrendo la storia del nostro paese attraverso 14 fra le più belle arie del melodramma italiano firmate Verdi, Rossini, Bellini, Leoncavallo, Puccini. Grigolo, è dai tempi del suo mentore Pavarotti che non si tentava un’ operazione popolare in così grande stile. «La sfida è quella di uno spettacolo che prova a rompere i canoni della classicità. Come il grande Luciano s’ inventò il Pavarotti & Friends, mettendo in campo una formula poi copiata da tutti, così anch’ io ho cercato, nel mio piccolo, una chiave nuova per provare ad allargare il pubblico dell’ opera». Quale? «Legando le varie arie con un filo che non è quello srotolato dal libretto, bensì dal giovane protagonista Italo inseguendo il sogno di riuscire in questa nostra Italia di oggi. Si parte da una piccola lite tra ragazzi e ragazze per poi piombare con “Questa o quella” e “La donna è mobile” fra le ancelle e i centurioni dell’ antica Roma, passando poi, grazie a schermi ipertecnologici capaci di trasformare la scena in una sorprendente macchina del tempo, attraverso i momenti più esaltanti al rinascimento, al risorgimento, e su su fino alle cupezze di quella Grande Guerra che ha ridefinito il concetto di patria. Tutto senza tralasciare la dolce vita, evocata con un intermezzo del “Barbiere di Siviglia” popolato di Vespe anni ’50 e poi “Vesti la giubba”, “E lucevan le stelle”. Citazione pure per i trionfi azzurri ai Mondiali dell’ 82 e del 2006 con “Nessun dorma”». Tutto molto ambizioso. «Volevo uno spettacolo popolare che all’ occorrenza potesse diventare ‘didattico’ per le scuole, con un cast di quattordici artisti tra cantanti, ballerini e attori, ma pure l’ Orchestra Verdi di Busseto diretta da Alberto Meoli. Al mio fianco il soprano Mihaela Marcu». In cima alla piramide dei sogni di cantante mette ancora un disco con i Dire Straits o gli Eagles come confessava un tempo nelle interviste? «Lo scorso anno ho avuto l’ opportunità di duettare all’ Arena di Verona “Bohemian rhapsody” e “Who wants to live forever” con Kelly Ellis e la chitarra di Brian May. Al termine May mi ha chiesto di andare in tour con i Queen perché, eseguendo quei brani con me, per la prima volta dalla scomparsa di Freddie Mercury aveva riprovato certe emozioni ormai lontane nel tempo. Ma l’ opera è classista e non tollera certe lucrose digressioni pop. Accettare avrebbe significato vedersi chiudere in faccia una dopo l’ altra tutte le porte della lirica». Sta finendo di scrivere il suo musical “Ammerica”. Hillary Clinton ne aveva sentito un assaggio e avrebbe voluto tanto usarlo per la sua campagna presidenziale. Poi ha cambiato idea. «Il pezzo, che porta lo stesso titolo del musical, è molto melodico ed evocativo. Nella versione che le fatto ascoltare ad Hillary ci ho messo addirittura alcune parole dell’ inno americano. A lei piaceva, ma quelli del suo staff hanno buttato acqua sul fuoco temendo che, essendo io italiano, l’ utilizzo in campagna elettorale avrebbe potuto prestare il fianco a critiche di scarso patriottismo». Deluso? «Un po’ sì. Comunque sono rimasto in contatto con Chelsea, la figlia, che mi dice di tenermi pronto, in caso di vittoria, per il concerto inaugurale alla Casa Bianca, dove finalmente potrò cantare il mio brano».

22/07 “L’Arena

Vittorio Grigolo viaggia nel tempo «Italia. Un sogno»

Il tenore in arie d’ opera e canzoni che celebrano le bellezze del Paese
Da «La donna e mobile» a «Una furtiva lagrima», passando per «Vesti la giubba», «Che gelida manina» e «Nessun dorma»: e interamente dedicato al belcanto e alla grande musica italiana Italia. Un sogno, il prossimo tour del tenore Vittorio Grigolo, con quasi un mese di appuntamenti, che si aprono il 10 settembre al Teatro Filarmonico. Un cast di quattordici artisti tra cantanti e attori, l’ Orchestra Verdi di Busseto e un coro ad accompagnare Grigolo in questa nuova grande produzione teatrale, tesa a ricostruire, mediante proiezioni visive e tecnologie avanzate, la storia del nostro Paese e delle sue bellezze. Grigolo, in coppia con il soprano Mihaela Marcu, e diretto da Alberto Meoli, interpreterà 14 arie d’ opera ambientate in 14 diverse scene, ciascuna atta a evidenziare un momento storico italiano preciso. Un vero e proprio viaggio nel tempo, passando dal Rinascimento alle due guerre mondiali, dalla ricostruzione dopo le devastazioni belliche alla «dolce vita», attraverso il delinearsi delle grandi icone che hanno reso il nostro Paese unico nel mondo, come l’ arte, la musica, il cinema, la moda e i motori. La sartoria Brancato di Milano si occuperà degli oltre 200 costumi di scena. Non un semplice recital di arie d’ opera, ma uno spettacolo moderno e coinvolgente. La presenza scenica, il modo di vivere il palcoscenico, il vasto repertorio operistico italiano e francese (La traviata,Rigoletto, La Boheme, L’ elisir d’ amore, Lucia di Lammermoor, Faust, Romeo et Juliette, Manon, Les Contes d’ Hoffmann), combinati al carisma e a una vocalità duttile, fanno di Vittorio Grigolo il tenore italiano più richiesto e acclamato oggi al mondo.

22/07 “Gazzetta di Modena

“Il “sogno italiano” di Grigolo fa tappa al teatro Comunale
Già aperta la prevendita per lo spettacolo del tenore il prossimo 24 settembre Con lui la soprano Mihaela Marcu e un cast di 14 artisti diretti da Alberto Meoli.

Da “La donna è mobile” a “Una furtiva lagrima”, passando per “Vesti la giubba”, “Che gelida manina”, “Nessun Dorma”. È interamente dedicato al belcanto e alla grande musica italiana il prossimo tour del tenore Vittorio Grigolo che porterà in giro il suo “Italia. Un sogno” in un mese di appuntamenti, dal 10 settembre all’ 8 ottobre, nei principali teatri italiani. Sabato 24 settembre Grigolo farà tappa al Teatro Comunale Pavarotti. Con lui un cast di quattordici artisti tra cantanti e attori, l’ Orchestra Verdi di Busseto e un coro, tutti protagonisti con Grigolo di questa nuova grande produzione tesa a ricostruire, mediante proiezioni visive e tecnologie avanzate, la storia del nostro Paese e delle sue bellezze. Grigolo, in coppia con la soprano Mihaela Marcu, e diretto da Alberto Meoli, interpreterà quattordici arie d’ opera ambientate in quattordici diverse scene, ciascuna atta a evidenziare un momento storico italiano preciso. Un vero e proprio viaggio a ritroso nel tempo, passando dal Rinascimento alle due guerre mondiali, dalla ricostruzione dopo le devastazioni belliche alla “dolce vita”, attraverso il delinearsi delle grandi icone che hanno reso il nostro Paese unico nel mondo, come l’ arte, la musica, il cinema, la moda e i motori. La sartoria Brancato di Milano si occuperà degli oltre duecento costumi di scena. Non un semplice recital di arie d’ opera, dunque, ma uno spettacolo moderno e coinvolgente, che ripropone questa musica legata al nostro passato rivisitandola in una chiave nuova e attuale. Una serata che intende rivoluzionare il linguaggio dell’ opera, portandolo al confine con la generazione moderna e rendendo possibile una continuità di linguaggio musicale che abbracci tutto il nostro patrimonio artistico nelle diverse epoche e forme. La presenza scenica, il modo di vivere il palcoscenico, il vasto repertorio operistico italiano e francese (La traviata, Rigoletto, La Boheme, L’ elisir d’ amore, Lucia di Lammermoor, Faust, Rome et Juliette, Manon, Les Contes d’ Hoffmann), combinati al carisma e a una vocalità duttile, piena, rotonda ma soprattutto solare, fanno di Vittorio Grigolo il tenore italiano più richiesto e acclamato oggi al mondo.
Ospite regolare dei più prestigiosi teatri d’ opera, dal Teatro alla Scala, dove ha debuttato a soli 23 anni, alla Royal Opera House di Londra, dal Metropolitan Opera di New York all’ Opera di Roma, Grigolo ha cantato con direttori come Riccardo Chailly, Lorin Maazel, Zubin Mehta, Riccardo Muti, Myung­Whun Chung, Gustavo Dudamel e Antonio Pappano. Il tenore è stato recentemente insignito a Washington del premio “Distinguished Leadership Award”, consegnato per la prima volta a un italiano da parte dell’ Atlantic Council. La regia e le scene dello spettacolo sono affidate al pluripremiato regista e scenografo inglese John Pascoe, le cui produzioni sono state ospitate nelle principali istituzioni liriche. Scelta voluta espressamente da Grigolo, che ha già collaborato molte volte con il grande regista inglese, con cui ha instaurato un rapporto di grande amicizia e stima reciproca. Prevendita dei biglietti su vivaticket oppure direttamente alla biglietteria del Teatro Comunale.

21/7 “Il Gazzettino

Grigolo, un tour di “belcanto”

ROMA Da
«La donna è mobile» a «Una furtiva lagrima», passando per «Vesti la giubba», «Che gelida manina» e «Nessun dorma». È interamente dedicato al belcanto e alla grande musica italiana«Italia. Un sogno», il prossimo tour, prodotto da City Sound, del tenore Vittorio Grigolo, con quasi un mese di appuntamenti, dal 10 settembre all’8 ottobre prossimi tra Verona, Pavia, Bari, Bologna, Modena, Trieste, Livorno, Brescia e Cosenza.

21/7 “Corriere del Veneto

“Storia d’ Italia in musica Grigolo la racconterà sul palco del Filarmonico

Da «La donna è mobile» a «Una furtiva lagrima», passando per «Vesti la giubba», «Che gelida manina» e «Nessun dorma». Sarà totalmente dedicato al belcanto lo spettacolo «Italia. U n sogno» che il tenore superstar Grigolo porterà al Filarmonico il 10 settembre, come prima data del tour . Sarà un cast di quattordici artisti tra cantanti e attori, l’ Orchestra Verdi di Busseto e un coro ad accompagnare la star della lirica in questa produzione teatrale che punta, tra proiezioni e tecnologia, a raccontare la storia del nostro Paese e delle sue bellezze. Grigolo, in coppia con il soprano Mihaela Marcu, e diretto da Alberto Meoli, interpreterà 14 arie d’ opera ambientate in 14 diverse scene, ciascuna inserita in un momento storico italiano preciso. Un vero e proprio viaggio nel tempo , passando dal Rinascimento alle due Guerre Mondiali, dalla ricostruzione postbellica alla «Dolce vita».
Non sarà quindi un semplice recital di arie d’ opera, ma uno spettacolo che riproporre questa musica legata al nostro passato  rivisitandola in chiave attuale, grazie anche  agli oltre 200 costumi di scena firmati dalla sartoria Brancato di Milano. Protagonista assoluta sarà la voce di Vittorio Grigolo.
La presenza scenica, il modo di vivere il palcoscenico, il vasto repertorio operistico italiano e francese («La traviata», «Rigoletto», «La Boheme», «Romeo et Juliette», «Manon» solo per citarne alcuni), combinati al carisma e a una vocalità unica, fanno di Grigolo il tenore italiano più richiesto al mondo.
Ospite regolare di prestigiosi teatri d’ opera, dal Teatro alla Scala (dove ha debuttato a 23 anni) alla Royal Opera House di Londra, fino alla Metropolitan Opera di New York, ha cantato sotto la direzione di Riccardo Chailly, Lorin Maazel, Zubin Mehta, Riccardo Muti e MyungWhun Chung. La regia e le scene
di «Italia. Un sogno» sono state affidate al regista e scenografo inglese John Pascoe. (f.ver)

 

30/9 “Il Tirreno

Fascino e voce per la storia d’ Italia del tenore Grigolo al goldoni

LIVORNO Il tenore Vittorio Grigolo protagonista delo spettacolo “Italia, un sogno”, un tributo alla tradizione dell’ Opera attraverso la storia d’ Italia. In tour nei teatri il tenore sarà a Livorno, al teatro Goldoni, domani alle ore 21(prevendite disponibili su Vivaticket)- Da “La donna è mobile” a “Una furtiva lagrima”, passando per “Vesti la giubba”, “Che gelida manina” e “Nessun dorma”: è interamente dedicato al belcanto e alla grande musica italiana “Italia. Un sogno”, il prossimo tour, prodotto da City Sound, del tenore Vittorio Grigolo, con quasi un mese di appuntamenti, dal 10 settembre all’ 8 ottobre 2016 tra Verona, Pavia, Bari, Bologna, Modena, Trieste, Livorno, Brescia e Cosenza.
Un cast di quattordici artisti tra cantanti e attori, l’ Orchestra Sinfonica di Asti e un coro ad accompagnare Grigolo in questa nuova grande produzione teatrale, tesa a ricostruire, mediante proiezioni visive e tecnologie avanzate, la storia del nostro Paese e delle sue bellezze.
Grigolo, in coppia con il soprano Mihaela Marcu, e diretto da Alberto Meoli, interpreterà 14 arie d’ opera ambientate in 14 diverse scene, ciascuna atta a evidenziare un momento storico italiano preciso. Un vero e proprio viaggio a ritroso nel tempo, passando dal Rinascimento alle due guerre mondiali, dalla ricostruzione dopo le devastazioni belliche alla “dolce vita”, attraverso il delinearsi delle grandi icone che hanno reso il nostro Paese unico nel mondo, come l’ arte, la musica, il cinema, la moda e i motori. La sartoria Brancato di Milano si occuperà degli oltre 200 costumi di scena.
Non un semplice recital di arie d’ opera, ma uno spettacolo moderno e coinvolgente, che ripropone questa musica legata al nostro passato rivisitandola in una chiave nuova e attuale.
Una serata che intende rivoluzionare il linguaggio dell’ opera, portandolo al confine con la generazione moderna e rendendo possibile una continuità di linguaggio musicale che abbracci tutto il nostro patrimonio artistico nelle diverse epoche e forme.
La presenza scenica, il modo di vivere il palcoscenico, il vasto repertorio operistico italiano e francese combinati al carisma e a una vocalità duttile, piena, rotonda ma soprattutto solare, fanno di Vittorio Grigolo il tenore italiano più richiesto e acclamato oggi al mondo. Ospite regolare dei più prestigiosi teatri d’ opera, dal Teatro alla Scala – dove debutta a soli ventitré anni – alla Royal Opera House di Londra, dal Metropolitan Opera di New York all’ Opera di Roma, ha cantato con direttori come Riccardo Chailly, Lorin Maazel, Zubin Mehta, Riccardo Muti, Myung-Whun Chung, Gustavo Dudamel e Antonio Pappano.
Grigolo è stato recentemente insignito a Washington del premio “Distinguished Leadership Award”, consegnato per la prima volta a un italiano da parte dell’ Atlantic Council.